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Ocse: “L’Italia risani le banche o tornerà a crescere lo spread”

L’Ocse punta l’indice sul sistema bancario italiano. È «vulnerabile», ha un ingente stock di crediti deteriorati e il «rischio sistemico», data l’interconnessione tra le aziende di credito «è aumentato nel tempo». La ricetta è quella di recuperare efficienza, di ridurre gli sportelli, di risolvere «con scadenze precise» la questione delle sofferenze e di limitare il ruolo delle Fondazioni. Il rischio è che le “criticità“ del sistema bancario pesino sui conti e facciano riemergere il fantasma dello spread.
L’allarme dell’Ocse, contenuto nelle Economic Surveys sull’Italia presentate ieri a Roma, giunge mentre la Camera vota la fiducia e dà il via libera definitivo al decreto-banche ( o salvarisparmio) che prevede lo stanziamento da 20 miliardi per l’intervento negli istituti in crisi a partire dal Monte dei Paschi. Contestualmente, al Senato, è stato presentato il testo “di sintesi” sulla Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario: avrà, quando approvata, un anno di tempo per indagare sulla gestione, i manager, il collocamento dei titoli e la vigilanza relativamente alle banche finite sotto l’ombrello pubblico.
Il ministro dell’Economia Padoan, affiancato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurria, ha spiegato che il governo «ha messo in campo molti strumenti», dalle garanzie pubbliche alle procedure concorsuali, e ha invitato le banche italiane ad «approfittare della situazione e fare uno sforzo per liberarsi delle sofferenze ». Complessivamente il rapporto dell’Ocse costituisce una apertura di credito condizionata per l’Italia, impegnata nel difficile snodo politico e sui conti pubblici. «L’economia è in ripresa, ma la ripresa è debole e la produttività continua a diminuire», ha detto Angel Gurria. Anche l’Ocse, come la Commissione e l’Istat, ha rivisto al rialzo, le stime sulla crescita del 2016 facendo salire il Pil allo 0,9 (in novembre nel Global economic Outlook prevedeva lo 0,8 per cento) e a “quota 1 per cento” per quest’anno.
Si attesta al 2,3 per cento il deficit-Pil per quest’anno, allineato con Commissione e Draft Budgetary Plan dell’Italia, consolidando la base di trattativa per la manovra-bis con Bruxelles. E proprio sulla manovrina Padoan ieri ha confermato il mix delle due lettere a Moscovici-Dombrovskis: «Stiamo considerando le varie opzioni, spese, entrate, evasione ».
Il ministro dell’Economia è intenzionato a tirare dritto anche sulle privatizzazioni oggetto anche ieri di dubbi dopo la direzione del Pd, da parte di Delrio su Ferrovie e Giacomelli su Poste. «Tutte le leve, compresa quella delle privatizzazioni, sono importanti e devono essere usate», ha detto il ministro aggiungendo che non si tratta «solo di fare cassa» ma di aumentare «l’efficienza manageriale ». E replicando alle critiche: «Le privatizzazioni fin qui fatte e quelle future non tolgono il ruolo di guida allo Stato, se ci sono timori rispetto al cambio di priorità queste idee sono del tutto sbagliate».

Roberto Petrini

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