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Ocse: la ripresa trova slancio

di Marco Moussanet 

Messaggio di ottimismo dall'Ocse: la crescita si sta consolidando, ma soprattutto sta diventando «autonoma». E cioè ha sempre meno bisogno di interventi pubblici di sostegno.

Nell'aggiornamento di "mid term" tra un rapporto semestrale e l'altro, centrato sui Paesi del G-7, l'organizzazione parigina ha rivisto sensibilmente al rialzo le sue previsioni soprattutto per quanto riguarda il primo trimestre del 2011. A guidare la ripresa è il Canada, con un aumento del pil trimestrale annualizzato pari al 5,2%, seguito da Germania (3,7%), Francia (3,4%), Stati Uniti (3,1%) e Gran Bretagna (3%). Fanalino di coda l'Italia, con l'1,1 per cento. Non c'è il Giappone, le cui performance economiche sono praticamente impossibili da prevedere dopo il disastro del terremoto e dello tsunami.

Un pochino meno brillante lo scenario del secondo trimestre, con la sola eccezione della crescita americana, che dovrebbe salire al 3,4 per cento. E dell'Italia, che rafforza all'1,3% la propria ripresa. Ma il trend rimane comunque positivo, con la Francia al 2,8%, la Germania al 2,3% e il Canada al 3,8 per cento. Nel suo complesso il G-7 extra Giappone dovrebbe far segnare un +3,2% nei primi tre mesi dell'anno e un +2,9% nel secondo trimestre.

«Le prospettive – ha sottolineato il capoeconomista dell'Ocse Pier Carlo Padoan – sono nettamente migliori rispetto a novembre, quando abbiamo presentato il rapporto semestrale. I conti delle imprese, in particolare quelle non finanziarie, sembrano in buona salute e quindi l'investimento privato dovrebbe dare un contributo importante alla crescita. Abbiamo la fondata impressione che la ripresa diventi autonoma e che quindi l'intervento di sostegno da parte della politica monetaria e di bilancio diventi via via meno importante». Tanto più che il livello del commercio internazionale sta ormai superando i picchi pre crisi.

Sul piatto negativo della bilancia, l'Ocse mette invece l'occupazione e l'inflazione. Se infatti il mercato del lavoro ha mostrato negli ultimi mesi segnali di ripresa che lasciano prevedere un impatto positivo in termini di consumi, il tasso di disoccupazione rimane di due punti più elevato rispetto al 2008. E a preoccupare l'Ocse è la disoccupazione di lunga durata, che soprattutto in alcuni Paesi rischia di diventare strutturale. Com'è il caso dell'Italia.

Sul fronte dei prezzi, Padoan spiega che il rialzo registrato in quasi tutti i Paesi dell'Ocse è dovuto in parte all'aumento delle materie prime e in parte a quello delle imposte indirette e delle tariffe amministrate. E se l'inflazione sottostante resta debole, grazie agli eccessi di capacità che ancora vi sono sui mercati del lavoro e dei prodotti, le pressioni sono tali da spingere verso una politica monetaria più restrittiva. Cosa che peraltro si sta accingendo a fare la Bce. Con una decisione che secondo Padoan «sarà positiva per la crescita sul lungo periodo».

Sulla debolezza della crescita italiana, «comunque nettamente superiore all'1%», il capo economista dell'Ocse fa rilevare che si tratta di una situazione strutturale dovuta ad almeno quattro fattori: «Una scarsa capacità di innovazione, costi amministrativi troppo alti, un costo del lavoro elevato e un sistema di imprese troppo piccole».

Infine il Giappone. Il costo finale della catastrofe non c'è ancora, ma secondo l'Ocse si può stimare tra il 3,3 e il 5,2% del Pil. L'impatto sull'economia dovrebbe concretizzarsi in una crescita negativa compresa tra lo 0,2 e lo 0,6% nel primo trimestre e tra lo 0,5 e l'1,4% nel secondo. Ma poi ci dovrebbe essere una ripresa sostenuta.

 

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