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Ocse: il Pil frena, Italia in coda ai big

di Elena Polidori

PARIGI – Ai ministri e ai governatori del G20, che da stasera a cena si riuniscono a Parigi, l´Ocse presenta nuovi, preoccupanti dati sulla congiuntura: la crisi morde ancora, questo il succo; l´Italia soffre più degli altri. Dal set di numeri elaborati da questi esperti viene fuori che, nel quarto trimestre 2010, rallenta l´agognata espansione economica: il Pil dell´area mette a segno solo un rialzo – il settimo consecutivo – ma solo dello 0,4% contro lo 0,6% dei tre mesi precedenti. In Italia la crescita è dello 0,1% (da 0,3%). Rispetto allo stesso periodo del 2009, tra le sette principali economie del mondo, l´Italia è quella che si espande meno (più 1,3%) mentre la Germania si guadagna il primo posto in questa classifica con un più 4%. «Per tornare a crescere dobbiano chiedere deroghe alle regole Ue», avverte il ministro Giulio Tremonti. «La Germania le ha avute». E calcola: senza il Sud, il Pil nazionale sarebbe più elevato. Angel Gurria, numero uno dell´Ocse, è convinto invece che il paese, per invertire la rotta, debba avviare specifiche «riforme strutturali, visto che non ci sono molti margini di bilancio». Due i terreni: educazione e innovazione. Gurria si augura che il piano allo studio del governo possa portare alla svolta. Ma è un augurio, appunto.
In termini trimestrali, l´economia tedesca nell´ultimo scorcio del 2010 si espande dello 0,4% dopo lo 0,7% precedente e la Francia resta stabile a quota 0,3%. Si contrae il Giappone (-0,3%). La Gran Bretagna accusa un meno 0,5%. Per l´Eurozona il rialzo è dello 0,2%. Si salvano gli Stati uniti con un più 0,8% (da 0,6).
Nel complesso dei paesi Ocse, il rialzo è del 2,7% sullo stesso periodo del 2009. A Parigi l´Italia è rappresentata da Tremonti, atteso appunto stasera, e dal governatore Mario Draghi che è già arrivato e partecipa come presidente del Financial Stability Board, l´organismo anti-crisi voluto dal G20, ad un convegno a porte chiuse del think-tank Eurofi. In un articolo pubblicato da una newsletter interna, il responsabile della Banca d´Italia avverte che la crisi ha reso necessario aiutare le banche troppo grandi per fallire, too big to fail, in gergo. Questo sostegno però «ha rinforzato l´azzardo morale in modo significativo». Ora bisogna mettere a punto meccanismi che consentano di «passare attraverso un fallimento, senza danneggiare la stabilità finanziaria e senza il sostegno dei contribuenti». Un´altra questione, cara a Tremonti, per la prima volta sul tavolo del G20, riguarda i guasti del sistema bancario ombra, o shadow banking, il cui giro d´affari è pari a quello del circuito ufficiale: 60 miliardi di dollari, si calcola. L´Fsb vuole regolamentare tutta l´attività finanziaria che oggi sfugge alle norme di vigilanza. A Parigi i big sperano pure in una intesa sugli squilibri tra paesi in surplus e quelli in debito. Nelle pieghe del summit si parlerà anche della candidatura di Draghi per la presidenza della Bce. «E´ una scelta che spicca. La Merkel lo sostenga», esorta l´Economist. Anche il governo Sarkozy dovrebbe appoggiarlo perché «è il miglior candidato», secondo l´economista francese Paul Fitoussi. Il giornale tedesco Die Zeit definisce Draghi «tutt´altro che inaffidabile».

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