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Occupazione, ora c’è Conflavoro

Ogni giorno migliaia di professionisti e datori di lavoro devono spingere su una montagna un macigno che, raggiunta la cima, ricade sempre più in basso. Come il mito di Sisifo, riuscire a conciliare la legislazione con le dinamiche del mercato del lavoro appare oggi una fatica che non ha più nulla del fascino mitologico. Districarsi tra leggi, disposizioni amministrative e normative contrattuali è un’impresa che mette a dura prova i nervi degli stessi operatori del settore. Se poi bisogna calarsi nella realtà di un mercato dove milioni di giovani non riescono a trovare un’occupazione stabile e dignitosa c’è il rischio che saltino le coronarie.

Al di là della sua mission istituzionale, che discende dalla firma del Contratto collettivo nazionale di lavoro per gli studi professionali, Confprofessioni ha messo al centro della sua azione politica la problematica del lavoro, quale fattore critico di sviluppo dell’intero settore delle professioni. E i risultati sin qui raggiunti premiano una visione strategica che va oltre il consenso del legislatore e affonda le sue ragioni sui numeri. In uno scenario economico dominato dalla disoccupazione e dai licenziamenti, infatti, il comparto degli studi professionali risulta in netta controtendenza riuscendo, in uno dei momenti più difficili per l’economia del Paese, a creare ancora occupazione. Posti di lavoro veri. Ma non basta, non possiamo fermarci sugli allori. Nel complesso terreno giuslavoristico, da una parte, i datori di lavoro chiedono prima di tutto certezza del diritto e norme che favoriscano uno sviluppo occupazionale ed economico; dall’altra parte, abbiamo migliaia di giovani professionisti che premono sulle porte degli studi alla disperata ricerca di un lavoro. In mezzo c’è il legislatore e non sempre ha dato prova di sapersi misurare con le problematiche dell’organizzazione quotidiana del lavoro e del lavoro autonomo, soprattutto nelle realtà economiche di piccole dimensioni come gli studi professionali.

In questa strada stretta nasce il progetto di ConfprofessioniLavoro, il primo portale dedicato al lavoro negli studi professionali, che verrà presentato domani a Roma alla presenza del viceministro del Lavoro, Michel Martone. La creazione di un portale dedicato al lavoro è la naturale evoluzione di una Confederazione impegnata a innovare e disciplinare le regole contrattuali che stanno alla base del rapporto tra datore di lavoro e dipendente. ConfprofessioniLavoro non è solo un sito di informazione e approfondimento, che diventa una bussola per orientarsi nel complesso mondo del lavoro e delle sue leggi, diventa un punto di incontro tra la legislazione e le dinamiche del mercato del lavoro: fonte documentale per reperire norme, interpelli, circolari, giurisprudenza, dottrina, ma anche una guida rapida per la loro corretta comprensione e applicazione nei rapporti di lavoro.

Il contesto in cui il sito viene pubblicato è quanto mai attuale. La legge 28 giugno 2012, n. 92 di riforma del mercato del lavoro (la cosiddetta. «Riforma Fornero») incide in maniera significativa su tutti i principali aspetti del diritto del lavoro italiano ed in particolare sulle modalità e sulle tecniche giuridiche di costituzione e cessazione del rapporto di lavoro. Con la legge 92/2012 vengono meno interi pezzi della «Riforma Biagi» e, soprattutto, quella visione del lavoro che la sosteneva e cioè l’idea un arretramento dello Stato e del formalismo giuridico e burocratico a favore della contrattazione collettiva e della bilateralità, in una ottica di sussidiarietà e prossimità.

La riforma del mercato del lavoro, varata nel giugno scorso, si pone come uno spartiacque tra i principi giuridici che fino a oggi hanno regolato la disciplina del lavoro e solleva non poche perplessità tra gli addetti ai lavori. Certo, risulta difficile misurare in così poco tempo gli effetti della riforma sulle diverse tipologie contrattuali e il suo impatto sulle dinamiche occupazionali e sul lavoro autonomo. Anche se i professionisti continuano a spingere il macigno in cima alla montagna. Proprio come Sisifo.

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