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Occupazione, ad aprile 210 mila contratti in più

Qualche posto di lavoro in più. Ma soprattutto un maggiore utilizzo del contratto a tempo indeterminato. Ci sono nuovi numeri per misurare gli effetti del Jobs act , la riforma del lavoro del governo Renzi. Arrivano dal ministero del Lavoro e mettono insieme le cosiddette comunicazioni obbligatorie, gli atti ufficiali con cui le aziende notificano assunzioni e licenziamenti. 
Ragionando per gradi: ad aprile del 2015 sono stati firmati 756.926 contratti, considerando tutte le tipologie di lavoro, dalla semplice collaborazione al posto (quasi) fisso. Se contiamo anche i licenziamenti e i pensionamenti arrivati nello stesso periodo, viene fuori che ad aprile il mercato del lavoro registra un attivo di 210 mila contratti. Sono 7 mila in più rispetto alla differenza tra attivazioni e cessazioni segnata nello stesso periodo dell’anno scorso. Un dato positivo, quindi. Ma sostanzialmente stabile rispetto al passato. E fin qui nulla di davvero significativo.
I numeri diventano più interessanti se abbassiamo la lente di ingrandimento sui contratti a tempo indeterminato. Considerando solo questa voce della tabella, ad aprile 2015 le assunzioni sono state 171.515. Il saldo fra attivazioni e cessazioni fa segnare un più 48 mila. E stavolta il confronto rispetto allo stesso mese dell’anno scorso restituisce un quadro più netto: ad aprile 2014 il saldo era addirittura negativo, con 6 mila cessazioni in più rispetto alle assunzioni. Un netto miglioramento. Ma per misurare l’effetto Jobs act è ancora più utile un’altra colonna della tabella ministeriale . Le assunzioni con il nuovo contratto a tempo indeterminato sono state il 22,7% del totale. Quasi una su quattro. Nello stesso periodo dell’anno scorso erano molte meno, il 15,7%. Quasi una su sette. Quando si assume, quindi, si fa ricorso molto più spesso al contratto a tempo indeterminato.
I numeri di aprile sono i primi davvero rappresentativi. Il mese scorso, a spingere verso i nuovi contratti stabili, non c’era solo lo sconto sui contributi entrato in vigore dal primo gennaio. Ma, per tutto il mese, anche la seconda gamba del Jobs act , e cioè il nuovo contratto a tutele crescenti, entrato in vigore il 7 marzo. Un contratto a tempo indeterminato, anche se non ha più il vecchio articolo 18 dello statuto dei lavoratori, e il reintegro ha lasciato il posto all’indennizzo.
C’è un ultimo numero importante in questo aprile 2015. Ci sono state 35.883 stabilizzazioni, cioè contratti a tempo determinato che sono stati trasformati in tempo indeterminato. Quasi il doppio di quelle registrate un anno fa. Ma il ministero del Lavoro precisa che vengono «contabilizzate a parte», e quindi vanno aggiunte alle altre assunzioni stabili di cui abbiamo già parlato.
Filippo Taddei – responsabile economia del Pd – dice che «l’aumento dei contratti a tempo indeterminato è un buon segnale» perché «significa che il lavoro stabile cresce di fronte a quello precario». «È una crescita – commenta il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni – che sta avvenendo sia per i provvedimenti presi, sia per l’azione contrattuale stimolante che stiamo portando nelle aziende». Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, guarda all’incontro che i sindacati avranno domani con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, per parlare dei nuovi decreti attuativi del Jobs act : «Temo che avremo grandi delusioni». Mentre secondo il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, il «2015 deve essere l’anno dei contratti». Un’analisi dei numeri arriva anche da Elsa Fornero, ex ministro del governo Monti: «Un solo dato, per di più di fonte ministeriale, non può fare la primavera dell’occupazione. Ma mi sembra moderatamente positivo».

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