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Occhi sull’asteroide gigante che stanotte sfiorerà la Terra

di Giovanni Caprara

MILANO — Arriverà questa notte l'asteroide «2005 Yu 55», 28 minuti dopo lo scoccare della mezzanotte. In quel momento sarà ad appena 324 mila chilometri dalla Terra, quindi più vicino della Luna. Ma volerà via rapido nel cielo e non sarà pericoloso per il nostro pianeta azzurro. Negli anni passati qualcuno aveva invece immaginato il peggio e addirittura lo aveva associato alle funeste previsioni nate intorno al 2012: il suo passaggio sarebbe stato l'inizio della fine. La scienza ha sconfitto le malevoli fantasie fornendoci dati precisi senza togliere il fascino di un interessante e raro passaggio celeste.
Per gli scienziati, poi, è una ghiotta occasione di studio degli «oggetti cosmici» che popolano varie zone del nostro sistema solare e che talvolta si presentano minacciosi anche per la Terra. Gli appassionati potranno vederlo fino a venerdì (per chi è a Roma il Planetario organizza una serata speciale) e anche sul web. Il «2005 Yu 55» è stato scoperto nel 2005, il 28 dicembre, da Robert McMillan, dallo Steward Observatory dell'Università dell'Arizona (Usa), partecipando al programma di sorveglianza dei pianetini che arrivano nelle nostre vicinanze, lo Spacewatch Program.
Mentre volava verso di noi veniva puntato su di esso il più grande radiotelescopio del mondo, 300 metri di diametro, adagiato tra le montagne di Arecibo, in Costarica. Scandagliando con la sua parabola la superficie dell'asteroide ha potuto costruire un primo identikit e tracciato un'immagine. Così sappiamo che ha un diametro di 400 metri, una forma quasi sferica ed è un oggetto scurissimo che ruota lentamente su se stesso in circa 20 ore, poco meno della Terra.
Un corpo celeste di queste dimensioni non transita di frequente tanto vicino. L'ultima volta accadde nel 1976 e la prossima occasione sarà nel 2028. Ecco perché gli astronomi si sono mobilitati per indagarne le caratteristiche e raccogliere informazioni preziose. L'interesse è duplice. Prima di tutto questi corpi sono considerati dei relitti delle nostre origini, quando il sistema solare si formava plasmando i pianeti. Sono quindi testimoni molto utili per capire quelle remote epoche. Il secondo motivo è che ci sono 1.264 corpi celesti considerati «potenzialmente rischiosi» per il nostro pianeta perché le loro orbite solcano il nostro spazio. Questo non significa, ovviamente, che ci cadano addosso ma che sono da tenere sotto controllo perché le loro traiettorie potrebbero subire variazioni. «Impatti con un asteroide della taglia di Yu 55 sono molto rari» spiega Jay Melosh della Purdue University e coautore dell'ultimo rapporto del National Research Council americano «Defending Planet Earth. «Può caderne uno ogni 100 mila anni — precisa —. Ma dovremo aspettare ancora migliaia di anni».
Meno male perché le simulazioni della possibile caduta di un asteroide come Yu 55 sarebbe equivalente allo scoppio nucleare della potenza di 4.000 megaton (milioni di tonnellate di tritolo) quando Hiroshima era di appena 15 kiloton (15 mila tonnellate). Ciò provocherebbe un terremoto di sette gradi della scala Richter e in oceano scatenerebbe uno tsunami con onde alte 21 metri. Per evitare tremendi scenari da Deep Impact immaginati da Steven Spielberg le agenzie spaziali studiano i piccoli corpi per inventarsi delle soluzioni che proteggano la Terra. E il primo appuntamento che si pongono è Apophis nel 2036 che, per il momento, porta con sé un certo rischio, sia pure minimo.
 

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