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Occhi puntati sulla Bce: tassi sotto l’1%?

FRANCOFORTE — La Banca centrale europea domani taglierà il costo del denaro, come si attendono i mercati, portando per la prima volta i tassi di interesse al di sotto della soglia dell’1%, ritenuta finora invalicabile? Un ritocco di almeno un quarto o perfino di mezzo punto è uno dei provvedimenti più attesi. Ma sul tavolo dei banchieri centrali, a partire dalla cena di ieri sera, fino alla riunione formale di domani mattina del Consiglio direttivo, potrebbe esserci anche un azzeramento degli interessi sui depositi overnight (ora allo 0,25%), o perfino un’altra maxi-asta, se altri provvedimenti saranno necessari, per spronare il credito in rallentamento, la crescita in rapido deterioramento e per stabilizzare i mercati, recuperando fiducia. Ma di ora in ora cresce anche l’interesse per la valutazione che il presidente Mario Draghi darà domani in conferenza stampa sul nuovo ruolo centrale, previsto per la Bce nel progetto di vigilanza paneuropea appena deciso a Bruxelles e nel salvataggio diretto delle banche spagnole da parte del fondo salva stati Efsf.
Un nuovo ruolo che secondo Franklin Allen, docente di economia e finanza all’Università Wharton in Pennsylvania, citato ieri dal New York Times, fa dell’ex-governatore di Bankitalia «il più potente al mondo, fra le personalità non elette». In quanto, ha spiegato il quotidiano americano in un articolo in prima pagina, avrà una «grande influenza sulla vigilanza bancaria e sugli acquisti di bond sovrani. Indipendentemente dal fatto se sarà a capo dei comitati incaricati» di queste competenze, per conto della Bce, la quale dopo le recenti decisioni prese dai capi di Stato della Ue sta «assomigliando sempre più alla Fed» americana.
Secondo un insider della Bce citato dal New York Times, la cancelliera Merkel continua a sostenere il banchiere centrale italiano. E «comprende bene» il suo sistema di alternare «il bastone e la carota». Alle esortazioni e critiche all’indirizzo dei governi a fare la loro parte, con riforme e consolidamento dei conti, ma anche nello sviluppare al più presto visioni dell’Europa nel prossimo decennio, per stabilizzare l’euro, l’ex-governatore di Bankitalia ha alternato anche mosse tempestive dell’Eurotower.
Nel tentativo di stabilizzare i mercati finanziari e del credito e di riportare la fiducia e la crescita, la Bce ha deciso, oltre a due tagli dei tassi, anche provvedimenti straordinari mai nemmeno immaginati prima. Come le maxi-aste a tre anni da un mille miliardi e l’allentamento, anche recente, dei requisiti per i collaterali da dare in garanzia alla Bce, in cambio di illimitata, ridimensionando il potere delle agenzie di rating americane.
E in giugno Draghi aveva fatto capire che la porta per altri provvedimenti, come un taglio dei tassi, richiesto solo da «pochi» membri del Consiglio, sarebbe stata aperta solo se e dopo che i governi avessero preso decisioni importanti, destinate a cambiare l’architettura istituzionale dell’unione monetaria. Durante la sua esperienza di direttore generale del Tesoro, secondo il New York Times, Draghi «ha imparato che cambiamenti impopolari possono solo avvenire sotto una pressione» contingente. Una tattica paragonata a quella di un «Machiavelli monetario», più che di «un eroe dei video game», come suggerirebbe invece il nomignolo di “Super Mario”, giudicato poco azzeccato dal quotidiano americano.
Al quale, tuttavia, non è sfuggito che dietro la tattica di fare pressione si cela un banchiere centrale «pronto a fare di tutto pur di salvare la moneta unica», come del resto la Bce sta facendo fin dall’agosto del 2007, anche sotto la guida del predecessore Jean-Claude Trichet. Al punto che «abbiamo pochissimi tabù», ha detto perfino il critico capo della Bundesbank, Jens Weidmann, interpretato quindi come un via libera per il possibile taglio dei tassi di interesse di domani.

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