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Occasioni per investire sulla ripresa

Le elezioni di ieri hanno confermato che la camicia di forza del rigore va stretta all’Europa. Da oggi in poi, per qualche tempo, i mercati finanziari potrebbero anche reagire nervosamente, almeno finché dall’attuale incertezza non nasceranno prospettive di risanamento e crescita “convincenti” per il nostro Continente. Non sarà facile, vista l’aggressività della speculazione.
Ma ormai è questa la scommessa da giocare, magari sperando nell’innesco che il miglior andamento della congiuntura statunitense potrebbe dare a un’Europa costretta (adesso) da politiche ultrarestrittive.
In questa situazione, l’eventuale prosecuzione del rialzo (fino a giugno?) sarà più occasione per vendere che per accumulare, ma certo si possono cercare – impresa non facile, ma intrigante – le occasioni per chi vuole comunque prendersi un rischio a medio-lungo termine.
Sempre tenendo conto di come le elezioni europee di ieri segneranno – in senso più espansivo e meno restrittivo – le scelte di Bruxelles nei prossimi mesi.
Uno spunto interessante, per addentrarsi in questo tipo di analisi, può essere quello di andare a vedere come investono i portafogli dei grandi gestori internazionali di fondi. Lo facciamo con l’aiuto di una ricerca di Hsbc, che si basa su un database di oltre 500 fondi globali di una trentina di nazioni. In questo modo gli analisti riescono a interpretare le aspettative “profonde” dei gestori mondiali.
I risultati, per il trimestre in corso, in parte confermano l’opinione diffusa e in parte sono inaspettati. Innanzitutto l’appetito al rischio, che continua a rimanere basso con una maggiore propensione degli investitori per i titoli a minore beta e una netta diminuzione delle quota dei portafogli destinata ai mercati emergenti. Per quanto riguarda l’Eurozona, a livello geografico i grandi gestori preferiscono sovrappesare i mercati del Nord, mentre sono decisamente sottopesati su Italia e Spagna (anche se vi è un recupero di posizioni, per quanto riguarda queste due nazioni, verso una posizione di meutralità).
Elementi che, se letti da un punto di vista contrarian (come fa Hsbc nella ricerca), possono dare un segnale di positività per i prossimi mesi verso l’azionario in generale e verso i mercati borsistici emergenti.
La logica dell’investimento “controcorrente” è che quando un’asset class è snobbata dagli investitori, allora è il momento di considerarla perché si avvicina il momento di un rimbalzo.
Vedremo se sarà così, però è fuori di dubbio che la lettura della composizione dei portafogli dei fondi internazionali è interessante anche per il retail. Ad esempio nei comparti bancario, vendite al dettaglio e tlc europei che i grandi fondi internazionali – pur restando al momento sottopesati globalmente – hanno iniziato a comprare, dando un segnale interessante.
«L’impatto della crisi dell’Eurozona – scrive il report di Hsbc – è immediatamente visibile se si considera il peso dei finanziari nei portafogli. I fondi internazionali sono sovrappesati di financials dappertutto, tranne che in Europa. Non vi sono segnali di incremento della quota posseduta nel comparto a livello generale dai fondi nel nostro Continente, ma si registra uno switch a favore delle banche (rispetto ad assicurazioni e immobiliare)». Gli istituti di credito, nelle grandi crisi economiche, sono i primi a riprendersi quando le prospettive congiunturali stanno migliorando.
Allo stesso modo è da considerare il comportamento dei fondi rispetto al settore del commercio. «Molti possono pensare che le prospettive della spesa in Europa siano nere – dicono a Hsbc – viste le misure di austerità, che determinano un ambiente ostile alla crescita dei consumi. Tuttavia i dati indicano che sta nascendo un consenso positivo verso il comparto: i fondi internazionali restano sottopesati, ma da metà 2011 stanno accumulando posizioni». Un altro segnale degli effetti positivi che potrebbero derivare da un allentamento delle misure restrittive prese in Europa.
Anche gli acquisti di tlc europee da gennaio sono aumentati, per la prima volta dal 2010. «Il comparto sta sovreperformando – commenta la ricerca – anche se i fondi internazionali sono rimasti sottopesati. Ora però vediamo un forte aumento della quota posseduta dai fondi».

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