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Oblio sugli atti di polizia

Cala l’oblio anche per gli atti delle forze di polizia. Scatta la tagliola per la conservazione dei dati nei trattamenti effettuati per ragioni di accertamento, prevenzione e repressione di reati. È in arrivo al consiglio dei ministri il dpr attuativo delle disposizioni del codice della privacy sui trattamenti di dati effettuati per le finalità di polizia, da organi, uffici e comandi di polizia. Il provvedimento attua l’articolo 57 del dlgs 196/2003. Nell’iter di stesura del regolamento il garante della privacy ha criticato l’eccessiva dilatazione dei tempi di conservazione. Questi rilievi non sono stati accolti dal governo, che ha previsto termini lunghi di conservazione (anche tagliati rispetto alla formulazione originaria). Nella relazione illustrativa si giustifica questa scelta citando non solo fonti europee, ma anche il recente intervento legislativo, che, in deroga alle norme sulla privacy, ha portato a 72 mesi il periodo di conservazione dei dati del traffico telefonico (legge 167/2017). I dati relativi ad attività di polizia giudiziaria conclusa con provvedimento di archiviazione si tengono 20 anni dall’emissione del provvedimento; stessa scadenza per l’attività di polizia giudiziaria conclusa con sentenza di assoluzione o di non doversi procedere. Sono 25 gli anni (dal passaggio in giudicato della sentenza) della conservazione dei dati relativi ad attività di polizia giudiziaria conclusa con sentenza di condanna. La scadenza è di 30 anni per i dati relativi a provvedimenti di espulsione e rimpatrio di stranieri. Sempre 30 anni, ma dalla scarcerazione i dati relativi a persone detenute negli istituti penitenziari. Per i dati raccolti mediante sistemi di videosorveglianza o di ripresa fotografica, audio e video il termine è di 3 anni dalla raccolta, salvi i termini più lunghi se le registrazioni confluiscono in un procedimento. I termini sono aumentati di 2/3 per gravissimi reati, come quelli di mafia. E in ogni caso un attimo prima della scadenza, si può adottare la proroga motivata. Se e una volta decorsi i termini, i dati personali soggetti a trattamento automatizzato sono cancellati o resi anonimi. Il regolamento prevede, poi, il diritto dell’interessato a conoscere i dati trattati. Anche qui un bilanciamento. L’organo di polizia, entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta, deve comunicare all’interessato se concede o no l’accesso ai dati, con possibilità, però, di omettere di provvedere, dandone informazione al garante, in caso di pregiudizio di azioni o operazioni a tutela dell’ordine o della sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione dei reati o esposizione a rischio la sicurezza dello stato, la persona interessata o terzi.

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