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Obiettivo sulla green economy

di Cristiano Dell'Oste

Sei mesi fa, pochi ci avrebbero scommesso. Ora invece, complice il referendum che ha bocciato il nucleare, l'efficienza energetica torna in cima all'agenda del Governo per la crescita. Secondo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, nel pacchetto di interventi allo studio del ministero dello Sviluppo economico c'è la proroga oltre il 2011 della detrazione fiscale del 55% sui lavori di risparmio energetico in edilizia. Ma ci sono anche altre misure, come la semplificazione procedurale per sbloccare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e la deducibilità degli interessi a favore delle società che investono – tra l'altro – nella costruzione e gestione di impianti per la fornitura di acqua, energia e teleriscaldamento.

Il potenziale della green economy è enorme, ma per evitare che resti sulla carta gli operatori chiedono regole chiare e incentivi stabili nel tempo. Secondo l'Anev, ad esempio, solo l'eolico potrebbe mobilitare 10 miliardi di investimenti nei prossimi cinque anni, ma oggi soffre l'assenza dei decreti attuativi del Dlgs 28/2011. Un quadro normativo stabile è quello che domanda anche il «Progetto delle imprese per l'Italia», presentato venerdì scorso e firmato da Confindustria, Abi, Rete imprese Italia, Ania e Cooperative. Ed è quello che – al di là di ogni rivendicazione di lobby – la politica italiana non è mai riuscita a garantire.

Il caso del solare

Il solare fotovoltaico è un esempio perfetto da non imitare, in questo senso. Dopo aver versato bonus tra i più ricchi al mondo, un anno fa il Governo è corso ai ripari mettendo a punto un nuovo set di incentivi, destinato a durare dal 2011 al 2013. Ma poi ha cambiato idea, definendo un altro conto energia – il quarto – che è diventato operativo dal 1° giugno. Nel frattempo, però, anche il Parlamento aveva voluto dire la sua, approvando una leggina che consentiva agli impianti ultimati entro il 2010 di ottenere gli incentivi più generosi, a patto che entrassero in servizio entro il 30 giugno di quest'anno. Una serie di incertezze alle quali il mercato ha reagito come da manuale. Boom di richieste per ottenere i bonus più ricchi. Blocco dei finanziamenti bancari nel timore di una stretta sugli incentivi, cassa integrazione nelle imprese del settore, stop temporaneo agli investimenti.

Gli ultimi dati del Gse dicono che al 30 settembre la potenza degli impianti fotovoltaici installati ha superato gli 11mila megaWatt, centrando con larghissimo anticipo l'obiettivo iniziale di 8mila megaWatt entro il 2020. Ma ci si è arrivati a strappi, l'ultimo dei quali è la scelta di far pagare la Robin Hood Tax ai grandi operatori del settore delle rinnovabili, contenuta nella manovra di Ferragosto.

Il boom del 55%

Qualcosa di simile è successo con la detrazione del 55%: in cinque anni ha dovuto affrontare due proroghe e per due volte – nel 2008 e nel 2010 – è sembrata a un passo dal taglio. Anche adesso, nonostante le prese di posizione del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, la partita resta delicata: servirà il via libera del ministero dell'Economia, ed è bene non dimenticare che il 55% rientra pur sempre nell'elenco delle agevolazioni "tagliabili" censite dal gruppo di lavoro sulla riforma fiscale.

Nel frattempo, i dati provvisori dell'Enea rilevano il record assoluto di pratiche agevolate nel 2010: circa 405mila, con un aumento del 71% rispetto all'anno precedente. Ancora una volta, l'incertezza normativa ha agito da acceleratore.

Presumendo che la spesa media non sia cambiata rispetto al 2009, si può stimare che l'anno scorso il 55% abbia attivato investimenti per 4,38 miliardi di euro. Tenendo conto dei lavori effettuati negli anni precedenti e del numero di rate in cui la detrazione va divisa, il peso per l'Erario è di 1,1 miliardi nel 2010 e 1,3 nel 2011. Ma si tratta, a ben vedere, di un onere da cui vanno sottratti diversi fattori positivi: l'emersione del lavoro nero, il sostegno all'occupazione e alle imprese del settore, la riduzione dei consumi energetici e la realizzazione di interventi che – senza gli incentivi – non sarebbero stati effettuati.

In cerca di coerenza

Secondo le stime contenute nel «Progetto per l'Italia», incentivi sicuri fino al 2020 valgono un incremento medio del Pil dello 0,6% all'anno. Al di là delle risorse che saranno stanziate, comunque, sarà fondamentale la coerenza complessiva delle regole. A mezza voce lo dicono anche i tecnici dell'Enea, incaricati di studiare il dossier dal ministero dello Sviluppo: «Oggi si possono installare senza problemi i pannelli solari fotovoltaici su edifici che sono un vero colabrodo dal punto di vista termico, invece bisognerebbe premiare le rinnovabili solo se si riducono anche gli sprechi energetici». Per farlo, però, serve una visione d'insieme e a lungo termine.

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