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Obiettivo processo civile in un anno

La riforma ancora non c’è ma già se ne parla al passato, come cosa già fatta, cioè come «la riforma che ha cambiato la giustizia in Italia». Matteo Renzi e Andrea Orlando scendono in conferenza stampa dopo un breve consiglio dei ministri cominciato con due ore di ritardo e durato poco più di un’ora. Alle loro spalle l’immancabile slide riassume le 12 «linee guida» che cambieranno appunto la giustizia in Italia e che, secondo il presidente del Consiglio, si trasformeranno in disegni di legge o emendamenti il 1° settembre, quando partirà l’«operazione mille giorni», cioè il termine entro cui diventeranno operativi. Dal processo civile telematico (operativo, sia pure a macchia di leopardo, già da oggi: scadenza prevista da tempo) alla riduzione dei tempi del processo civile (che in primo grado durerà solo 1 anno, come nel resto d’Europa); dal dimezzamento dell’arretrato civile alle corsie preferenziali per imprese e famiglie; dalla riforma del Csm, affinché i magistrati siano «premiati per il merito e non per la loro appartenenza alle correnti» alla responsabilità civile delle toghe secondo il modello europeo; dalla riforma della giustizia disciplinare per tutti i magistrati alle norme sulla criminalità economica (falso in bilancio e autoriciclaggio); dall’accelerazione del processo penale alla riforma della prescrizione. A seguire l’informatizzazione «integrale» del sistema giudiziario, la riqualificazione del personale amministrativo e, infine, nuove norme sulle intercettazioni (unico tema su cui non c’è ancora un testo pronto) ma solo per tutelare la privacy, con tanto di «appello ai direttori» dei giornali perché – visto che «anche loro sono cittadini» – dicano «qual è il limite alla pubblicazione».
Dodici «linee guida» e nessun testo approvato anche se Renzi e il ministro Orlando assicurano che sono lì, a disposizione di chiunque voglia prenderne visione e dialogare, nei prossimi mesi, scrivendo a rivoluzione@governo.it. «La nostra scommessa – dice il premier – è discutere sulla giustizia in modo non ideologico». La parola chiave è «partecipazione», come per le riforme istituzionali e per la riforma della Pa. «È uno stile di lavoro» prosegue Renzi, parlando di «rivoluzione orlandiana, non dell’Orlando furioso ma dell’Orlando doroteo». Le «12 palle» che il ministro della Giustizia «mette in campo» sono in realtà temi da sempre in primo piano e alcuni già avviati, anche in Parlamento. Il premier non scende nei dettagli e neanche Orlando, per cui non ci sono novità rispetto a quanto si sapeva nei mesi scorsi. «Sul falso in bilancio occorre una legge degna di questo nome» dice il premier. «L’informatizzazione sarà la via maestra del processo civile» chiosa Orlando. Nessun limite alla possibilità dei magistrati di intercettare «ma qual è il limite alla pubblicabilità di vicende personali che attengono alla privecy?» chiede Renzi, chiamando alla discussione la stampa e in particolare i direttori. La riforma del Csm, «presidio straordinario dell’indipendenza della magistratura, a cui noi ci inchiniamo» (Renzi), dovrà «evitare che ci sia un meccanismo di lottizzazione degli incarichi e prevedere una nuova normativa elettorale che si basi sulla qualità» (Orlando).
Ma al di là dei titoli, quel che il premier ci tiene a sottolineare è il metodo, ancora più «rivoluzionario», perché punta a superare le barriere ideologiche. «Una scommessa» dice, dopo vent’anni in cui non si è fatto che litigare senza discutere nel merito. Commenta Renato Brunetta, Fi: «Ma questa consultazione popolare non la poteva fare un po’ prima?».

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