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Obiettivo meno liti con l’«arbitrato giurisdizionale»

di Vera Viola

NAPOLI – Portare il modello dell'intramoenia nel settore della giustizia. Questo il senso della proposta di legge formulata dal centro studi Omnium Judicio: a illustrarla è stato Antonio Lepre, giudice del Tribunale di Napoli e presidente del Centro studi, ieri a Napoli in occasione del convegno intitolato «L'arbitrato giurisdizionale» promosso dalla Facoltà di giurisprudenza della Federico II.

La proposta. I tribunali costituiscono una camera arbitrale composta da giudici e avvocati a cui il cittadino può rivolgersi, una sorta di terza via tra la lenta giuridizione e il costosissimo arbitrato. «I costi – spiega Lepre – sarebbero fissati dal ministero. Inoltre si tratterebbe di un percorso da offrire in concorrenza e non in alternativa alla mediazione». Più nel dettaglio, secondo Omnium judicio, alla camera arbitrale potrebbero aderire magistrati in regola con produttività, rispetto dei termini e valutazione positiva sulla professionalità, così come gli avvocati, solo con requisiti di probità e correttezza.

«Una proposta che nasce – aggiunge Lepre – dalla necessità di ridurre i tempi della giustizia civile incidendo sulla vera causa, rappresentata dall'eccessivo carico di sopravvenienze registrato ogni anno e per il quale l'Italia ha un primato in Europa».

L'istituto, che viene definito "Arbitrato giurisdizionale", trova il favore degli avvocati napoletani, per una volta pronti a far fronte unico con i magistrati per sostenere il progetto su scala nazionale. «Dopo l'introduzione della mediazione obbligatoria, per la quale si pensa a correzioni, potrebbe essere importante adottare metodologie di progettazione nuove, come quella che nasce a Napoli e che vede intorno a un tavolo magistrati avvocati e magari anche giuristi, rappresentanti delle imprese e del mondo bancario», dice Francesco Caia, presidente dell'Ordine forense partenopeo. Un'opinione a cui si associa il Consiglio dell'Ordine degli avvocati. «Una soluzione interessante – rincara il consigliere Maurizio Bianco – rimettere alle parti la scelta del meccanismo processuale cui affidarsi».

Lo scopo resta quello di ridurre i tempi dei processi civili. «La giustizia lenta non fa business – precisa Bruno Scuotto, presidente della Piccola industria della Campania e della Commissione giustizia di Confindustria – Un problema comune all'intero Paese è la domanda di giustizia vera e di normalità». Nel segno della normalità, qualche cenno critico nei confronti del ricorso «a camere alternative» lo esprime il presidente dell'Abi Campania e dg del Banco di Napoli, Giuseppe Castagna: «Penso sia prioritario accelerare in primo luogo la giustizia ordinaria». Mentre Domenico Benedetti Valentini, senatore della Commissione Affari costituzionali, promotore di un disegno di legge in materia, assicura tutto il suo favore.

La proposta partita da Napoli ha già sollecitato un ampio dibattito coinvolgendo giuristi, magistrati e politici. Il suo merito? La sintesi nelle parole di Alessandro Pepe, consigliere del Csm: «Riconosce centralità ai tribunali».

 

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