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Obiettivo giustizia digitale

L’obiettivo della giustizia digitale passa attraverso il coinvolgimento e la collaborazione di tutte le componenti del processo civile e penale: magistrati, personale e dirigenti, esperti di tecnologia, studiosi e ricercatori, senza dimenticare gli utenti finali e, tra questi, gli specialisti, cioè l’avvocatura. Pertanto, va accolta con molto favore la ricerca dell’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione, Ispo, diretto dal prof. Renato Mannheimer, sull’impatto delle tecnologie sugli studi legali, voluta da Assosoftware. Da tempo, l’evoluzione dell’informatica nel mondo giudiziario ha permesso di valorizzare gli aspetti di comunicazione e partecipazione alle scelte. Le situazioni più avanzate (alcune sedi del Nord, ma ve ne sono anche al Centro e Sud d’Italia, come Modena, Rimini, Matera, Napoli, Catania ecc.) hanno beneficiato di una buona relazione tra Uffici giudiziari e Ordini professionali. L’informatizzazione di un mondo tradizionalmente legato alla carta e alle «carte» processuali, di studio, i libri di dottrina è una operazione innanzitutto culturale, che, fino ad oggi, ha avuto successo dove il cambiamento è stato sostenuto da una forte attenzione all’impatto delle tecnologie sulle persone, sul loro modo di lavorare, sulla modifica delle loro abitudini e sull’insorgere di nuove esigenze nell’utenza. Informatica e telematica, che hanno la comunicazione (Information and communication technology) come componente ontologica, obbligano a mantenere un dialogo costantemente aperto verso i sistemi informativi dei soggetti esterni a quelli della giustizia, verso i sistemi giudiziari degli altri Stati membri dell’Unione europea e verso tutti gli attori pubblici e privati che perseguono l’obiettivo di una giustizia efficiente, distribuita a tutte le latitudini del Paese, capace di offrire servizi dignitosi e rapidi. La giustizia elettronica europea attende al varco l’Italia, che attraverso il Ministero della giustizia e la Corte di cassazione, da molti anni partecipa ai tavoli del Consiglio Europeo a Bruxelles, nel contesto della c.d. e-Justice, condividendo scelte tecnologiche e progetti pilota, come e-Codex, nei quali i nostri tecnici sono stati capaci di proporre le migliori architetture per favorire l’interoperabilità e la cooperazione applicativa. In tali progetti, sono coinvolti anche importanti articolazioni del Consiglio nazionale delle ricerche, come Ittig, Istituto di teoria e tecniche dell’informazione giuridica di Firenze, e Irsig, Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari, di Bologna. La ricerca Ispo promette di essere una eccellente opportunità per sensibilizzazione i professionisti del processo civile e penale, per farli esprimere sulle proprie esigenze e per renderli consapevoli della necessità di accettare anche qualche disagio iniziale che ogni cambiamento apporta, in vista di future «comodità». Tra gli attuali giuristi, ancora pochissimi possono dirsi «nativi digitali», per semplici motivi generazionali. Tutti gli altri non possono che beneficiare di una operazione di ricerca colta e raffinata, che permetterà di compiere ulteriori passi verso una giustizia digitale efficiente e di livello europeo.

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