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“Obbligo di vaccino nelle scuole” lite nel governo sulla legge Lorenzin

Niente scuola dell’obbligo per i bambini non vaccinati. La ministra alla Salute Beatrice Lorenzin ieri ha rotto gli indugi e ha annunciato di avere un testo di legge già pronto per essere portato al Consiglio dei ministri di oggi. «Ovviamente non potrà essere approvato subito, perché necessiterà di approfondimenti e di una discussione anche da parte del ministero dell’Istruzione, per valutare se i tempi sono veramente maturi per fare una legge che ci riporti in sicurezza », ha chiarito Lorenzin. Anche se la ministra ha ribadito per tutta la giornata che si tratta di un testo presentato come bozza sul quale il Governo dovrà ancora lavorare, il suo annuncio ha provocato uno scossone. Che ha fatto prima ribadire alla Presidenza del Consiglio dei ministri che il decreto non è all’ordine del giorno di oggi, e poi ha portato il ministero dell’Istruzione ha fare un comunicato che frena gli entusiasmi. In aggiunta, Matteo Renzi si sarebbe innervosito per lo scatto in avanti di Lorenzin e lo scarso coordinamento nell’esecutivo. Da mesi il segretario Pd si sta spendendo a favore delle vaccinazioni anche in chiave anti Cinquestelle.
In una nota il Miur sostiene che «l’obbligo dei vaccini non deve andare contro il diritto all’istruzione». I due diritti costituzionali, alla salute e all’istruzione «devono essere entrambi garantiti». Fedeli «si è espressa per la tutela di bambine e bambini, e quindi per l’obbligatorietà delle vaccinazioni, sottolineando però che si deve trovare il modo per garantire anche il diritto costituzionale all’istruzione ». Una dichiarazione interpretata come il segno di una lite e di una chiusura anche se in serata dalla Presidenza del consiglio si sono affrettati a spiegare che non c’è alcun conflitto e il testo verrà presentato la prossima settimana.
Le coperture vaccinali in Italia sono in calo costante ormai da tre anni e il morbillo nel 2017 ha già colpito 2.200 persone contro le 800 di tutto il 2016. Tra i circa 560mila bambini iscritti quest’anno in prima elementare, 56mila non sono vaccinati contro questa malattia (nella classe dei nati nel 2010 le coperture del vaccino anti morbillo erano al 90%). Ma tra i 510mila bambini nati nel 2013 il numero dei non vaccinati è più alto, perché la copertura tra loro è scesa all’85%. E così nel 2019 gli iscritti in prima non vaccinati contro questa malattia saranno circa 75mila.
Ieri il Piemonte e l’Emilia Romagna si sono dette molto soddisfatte dell’idea della ministra Lorenzin. Del resto molte amministrazioni locali, oltre alle due citate Toscana, Puglia, Lazio, Lombardia, Marche e altre ancora, hanno approvato o stanno preparando norme che prevedono l’esclusione dal nido (e in certi casi anche dalla materna) dei non vaccinati. Una legge nazionale renderebbe tutto più facile, oltre a uniformare le regole. Anche dal Pd sono arrivati applausi, ad esempio da Michele Anzaldi e Matteo Richetti: «Siamo pronti a sostenere il provvedimento del ministro, siamo convintamente a favore perché sul tema c’è una pericolosa confusione e ambiguità e dai dati emerge che cresce il numero di persone che decidono di non avvalersi dei vaccini», ha detto Richetti.
«La nostra idea — spiega Lorenzin — è quella di superare le definizioni di vaccini obbligatori e raccomandati. Tutti quelli indicati dal piano nazionale servono e vanno fatti. Ma poi vogliamo, di volta in volta e a seconda di coperture e diffusione delle malattie, individuare con decreto gli eventuali vaccini “necessari” senza i quali non si possono iscrivere i figli alla scuola dell’obbligo in quel determinato anno. Vogliamo muoverci se c’è un problema, aggiornando le disposizioni dopo aver sentito Istituto e Consiglio superiore di sanità. Se le coperture tornassero sopra il 95% non ci sarebbe bisogno di obblighi per certi vaccini». Il tutto, ribadisce la ministra, è una proposta da discutere. Da Lorenzin anche un riferimento a Grillo e i 5Stelle. «Il dibattito politico cambia. Basta vedere che c’è chi prima era contrario alle vaccinazioni e oggi dice di essere a favore».

Michele Bocci

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