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Obbligo di green pass in azienda, il governo lavora al decreto

Mettere in sicurezza i luoghi di lavoro. È una priorità per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che torna sull’argomento, il giorno dopo l’incontro con i sindacati, sollecitando che il governo renda il green pass obbligatorio. «Confindustria da sempre ha detto che è per l’obbligo vaccinale. Ci sono difficoltà a prendere questo provvedimento, purtroppo vediamo che l’eterogeneità della maggioranza di governo, anche in concomitanza con i passaggi elettorali, non consente di trovare una sintesi. Parlando con i colleghi tedeschi e francesi, anche questi paesi hanno difficoltà a prendere provvedimenti», ha detto ieri a margine dell’incontro con la Confindustria tedesca, Bdi (si veda articolo a pagina 4). «Ma abbiamo la necessità importante di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro. Lo strumento che abbiamo è il green pass, per noi è fondamentale che il governo assuma il provvedimento per renderlo obbligatorio nei posti di lavoro», ha aggiunto Bonomi che con il presidente della Bdi è stato a Palazzo Chigi dal premier Draghi per consegnare il documento congiunto.

Il governo ha aperto una riflessione e sta lavorando a un provvedimento in Cdm (si parla di domani) che allarga la certificazione verde, estendendola ai settori pubblici (nella scuola il green pass è già obbligatorio dal 1° settembre, mentre per il personale sanitario è necessario essere vaccinati), e ai lavoratori dove i clienti devono averlo. Nel privato, al momento, il green pass è obbligatorio per accedere alle mense al chiuso (si tratterebbe di ampliare l’obbligo a tutti i luoghi di lavoro).

Del resto, anche le parti sociali hanno iniziato a discuterne. «Un incontro (quello di lunedì scorso con Cgil, Cisl e Uil, ndr) che ho fortemente voluto – ha sottolineato Bonomi – perché è importante lavorare insieme e trovare soluzioni». Resta aperta la questione del costo dei tamponi. «Non si può pensare che sia a carico delle imprese, che hanno già fatto investimenti importanti per gli interventi di sicurezza delle aziende Nel momento in cui le parti dovessero trovare l’accordo e il governo dovesse adottare in emergenza il provvedimento credo che temporaneamente si possa pensare ad un intervento sociale. Auspico che non ci sia un muro contro muro su un tema così importante». Tra le ipotesi allo studio dell’esecutivo c’è anche quella che lo Stato rimborsi i tamponi solo ai lavoratori esentati dal vaccino per motivi sanitari. In base all’attuale normativa (il Dl 111 in vigore dallo scorso 6 agosto) la “certificazione verde” viene rilasciata dopo aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni, dopo aver completato il ciclo vaccinale, per essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti o per essere guariti da Covid nei sei mesi precedenti.

Ognuno deve fare la sua parte, è il pensiero del presidente di Confindustria, che ha riferito ciò che sta accadendo nelle aziende tedesche, raccontato durante il Forum, dal presidente Bdi, Siegfried Russwurm: «Sta nascendo un movimento spontaneo tra i dipendenti, che mettono a disposizione tra di loro i dati. Qui noi abbiamo un blocco sulla privacy, in Germania i lavoratori si sono resi conto che mettere a disposizione più dati possibile aiuta la collettività. Sarebbe bello – ha aggiunto Bonomi – se invece che radicalizzarci sugli scontri nelle fabbriche, nelle piazze, lavorassimo tutti insieme per andare in una direzione che è importante e necessaria per il paese». La Cgil continua invece ad appellarsi a governo e Parlamento per introdurre per legge l’obbligo vaccinale.

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