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Obbligazioni, esenzione più ampia

Esenti da imposte, nei confronti dei soggetti residenti in Stati white list, gli interessi sulle obbligazioni emesse da società non quotate anche se il titolo non è negoziato in mercati regolamentati. La condizione è che le obbligazioni siano detenute da almeno un investitore qualificato. Lo prevede l’articolo 21 del Dl 91/2014 (al di là di correzioni dell’ultima ora), applicando anche a queste emissioni l’imposta sostitutiva finora prelevata sui titoli delle società quotate.
La norma (invariata nella parte fiscale nella prima lettura del Senato) modifica l’articolo 1 del Dlgs 239/1996 sull’imposta sostitutiva su interessi, premi e altri frutti di obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie anche a quelli che, pur non emessi da società quotate o non negoziati, siano “detenuti da uno o più investitori qualificati”. Prima l’imposta era applicabile solo agli strumenti di questo tipo emessi da banche, società con azioni negoziate in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione di Stati Ue o See white list e a quelli emessi da altri soggetti purchè negoziati nei medesimi mercati.
Sul piano sostanziale, il vantaggio rispetto all’ordinaria ritenuta alla fonte (articolo 26, comma 1 del Dpr 600/73) è l’esenzione per gli obbligazionisti residenti in Paesi white list, compresi – se investitori istituzionali – quelli privi di soggettività tributaria.
Sul piano pratico, non è facile adattare una normativa pensata per titoli dematerializzati immessi in sistemi di gestione accentrata – o comunque depositati presso intermediari finanziari tenuti a gestirne la fiscalità – al caso di titoli che, non essendo destinati al mercato, circoleranno al di fuori del circuito degli intermediari.
Che la norma interessi soprattutto titoli non dematerializzati risulta dalla relazione governativa. Si auspica quindi che gli aspetti procedurali vengano rapidamente definiti per garantire un comportamento coerente e omogeneo da parte di emittenti, eventuali intermediari e investitori.
La prima domanda che ci si pone è se – in caso di emissione detenuta sia da investitori qualificati sia da altri investitori – il Dlgs 239 si applichi solo sui proventi dei titoli detenuti dai primi o anche sugli altri. La soluzione corretta è la seconda: la gestione di un’unica emissione nell’ambito di due regimi è praticamente impossibile.
Quanto all’applicazione dell’imposta sostitutiva, la relazione governativa precisa che, proprio per il fatto che i titoli non saranno normalmente depositati presso intermediari finanziari, l’imposta sostitutiva sarà prelevata dall’emittente ai sensi dell’articolo 5, comma 2 del Dlgs 239/1996. Ma questa norma riguarda solo cedole e proventi corrisposti alla scadenza del titolo e non i ratei di cedola compresi nel prezzo di cessione dei titoli.
Inoltre, l’articolo 5, comma 2 stabilisce che, quando gli emittenti non sono intermediari finanziari, non si applica l’articolo 3 del Dlgs sul cosiddetto “conto unico”. La circolare 306/E/1996 ne illustra i contenuti. In sintesi:
se i titoli non sono depositati presso gli intermediari autorizzati e questi intevengono solo nell’incasso di una o più cedole o nel rimborso del titolo, gli interessi, premi ed altri frutti, da chiunque percepiti (anche dai cosiddetti “lordisti”, come società di capitale, enti commerciali e società in nome collettivo e in accomandita semplice) alla scadenza delle cedole o dei titoli scontano in ogni caso l’imposta sostitutiva da parte dell’intermediario che li eroga. In questo caso, però, il “lordista” può scomputare l’imposta applicata dall’intermediario;
se i proventi sono pagati direttamente dall’emittente, questi deve applicare l’imposta sostitutiva, fermo restando il diritto del “lordista” a scomputare.
L’estensione del campo di applicazione dell’imposta sostitutiva comporta al momento varie incertezze nella prassi quotidiana. Tra le più complesse, le cessioni di titoli con cedola in corso e l’immissione di titoli in deposito (si veda l’articolo sotto).
Per l’esenzione ai soggetti residenti in Stati white list (sulla base del decreto legislativo 239/1996), non è chiaro quale procedura vada adottata: quella dell’articolo 6 del Dlgs 239/1996 ha per presupposto il deposito presso un intermediario finanziario. In mancanza, poiché l’esenzione è limitata agli interessi maturati nel periodo in cui il titolo è detenuto dal non residente, va documentato questo periodo.
Se il titolo è depositato presso l’emittente per l’intero periodo, non dovrebbero esserci difficoltà (si veda, per analogia l’articolo 5, comma 1 del decreto ministeriale delle Finanze n. 511/1998 sui buoni postali fruttiferi): applicherà l’esenzione dopo aver ricevuto l’autocertificazione di “residenza fiscale” di cui al Dm 12 dicembre 2001 dal contribuente. Altrimenti può essere utile affidare il titolo in amministrazione ad una fiduciaria italiana, essendo difficile che un titolo materializzato possa essere depositato in banca.
In assenza di una specifica norma, il nuovo regime si applica dal 25 giugno 2014. Manca un regime transitorio. Si ritene sia applicabile quello che è contenuto nell’articolo 12 del decreto legislativo 239/1996.

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