Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Obbligazioni di nuovo in auge

All’inizio dell’anno sembravano finiti nel dimenticatoio, con gli analisti che predicavano un generale riposizionamento sull’azionario europeo, considerato a sconto di circa il 30% rispetto ai listini americani. Trascorse poche settimane lo scenario è cambiato: dall’apertura di una lunga stagione elettorale (destinata a durare fino a settembre, quando si voterà in Germania) al rinfocolarsi delle tensioni su alcuni debiti sovrani, si sta assistendo a una riscoperta del comparto obbligazionario, grande protagonista sui mercati nel 2012.

Anche se i margini di guadagno rispetto a un anno fa sono molto più compressi, non mancano infatti le possibilità per portare a casa rendimenti soddisfacenti.

Focus sui paesi periferici. Asoka Wöhrmann, chief investment officer Dws, tende a scartare tra le opzioni di investimento i titoli di stato degli emittenti con rating più elevato, che nelle scadenze più brevi addirittura offrono rendimenti negativi, preferendo i «paesi che offrono maggiori tassi di interesse e i prodotti con premi sui tassi come i covered bond», obbligazioni bancarie caratterizzate da un profilo di rischio molto basso e da un’elevata liquidità, che garantiscono la restituzione del capitale e gli interessi. Questo segmento per l’esperto è in ottime condizioni e «c’è anche ancora potenziale di upside, a giudicare dagli ultimi aumenti dei prezzi obbligazionari». Lo stesso vale per le obbligazioni societarie, che appaiono in buona salute. Un ragionamento che vale anche per i titoli di stato, che non possono mancare in un portafoglio prudente, ma che riescono a garantire rendimenti quanto meno in linea con l’inflazione (in modo quindi da salvaguardare il valore reale dell’investimento) solo se si punta sulle emissioni dei paesi periferici dell’Eurozona, come la Spagna e l’Italia. A quest’ultimo proposito, la fine della campagna elettorale, è la convinzione diffusa tra gli analisti, dovrebbe portare a una maggiore stabilità, con lo spread destinato a calare, a tutto vantaggio di chi già possiede i titoli in portafoglio.

Dello stesso avviso è Andreas Utermann, global chief investment officer di Allianz Global Investors, che preferisce però le emissioni dei mercati emergenti: «Rispetto ai rendimenti reali bassi o negativi dei titoli governativi americani, le obbligazioni asiatiche presentano un profilo rischio-rendimento interessante», spiega. La maggior parte di questi titoli è investment grade. I flussi di capitale a livello globale ne sostengono la domanda e riteniamo inoltre che vi sia spazio per un apprezzamento valutario». Una visione simile a quella Didier Saint-Georges, membro del Comitato investimenti di Carmignac, che dichiara di preferire le emissioni corporate e dei paesi emergenti, mentre stanno perdendo peso nei portafogli dei fondi gestiti dalla casa di investimento francese i titoli di stato tedeschi e americani.

Difendersi dall’inflazione. Tradizionalmente l’aumento dei prezzi al consumo impatta negativamente sul mercato obbligazionario. Per questo, chi considera probabile un ritorno dell’inflazione tende a guardare con diffidenza agli investimenti nei bond. Chris Iggo, cio global fixed income di Axa investment managers, in un recente report ha però provato a inquadrare meglio questa prospettiva: anche se le banche centrali stanno inondando i mercati di liquidità per favorire la ripresa economica, è il suo ragionamento, al momento sono poco probabili impennate violente dell’inflazione. In ogni caso, l’analista mostra interesse per le obbligazioni legate al caro-vita, preferendole ai titoli di stato nominali. «Se il momentum macro globale si sta riprendendo e la liquidità resterà abbondante, i tassi d’inflazione di break-even dovrebbero ampliarsi in linea con l’aumento dei prezzi del mercato azionario e con la diminuzione degli spread high yield e credito corporate», commenta. Aggiungendo che «sembra inoltre esserci un trend rialzista in alcune parti del mondo delle commodity». Le opportunità per chi vuole puntare sui bond, ma tutelandosi in caso di accelerata dell’inflazione non mancano. Tra gli strumenti del risparmio gestito c’è, per esempio, il fondo M&G European Inflation Linked Corporate Bond, che consente di diversificare su un paniere di titoli emessi da aziende del Vecchio continente: il prodotto, poco sopra la parità nel confronto a un anno, ha un total expense ratio dell’1,22%. È intorno alla parità il rendimento a uno dell’Amundi funds bond emerging inflation, che tra gli altri investe in Turchia, Brasile e Sudafrica, con un costo annuo del 2,5%. Qui vuole puntare sull’offerta di casa nostra può invece optare sul Btp Italia marzo 2016, che ha un rendimento minimo dell’1,25% più l’inflazione: ai livelli attuali del caro-vita vorrebbe dire portare a casa circa il 3,5% annuo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa