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Obama rinnova la fiducia a Monti «Porterà l’Italia fuori dalla tempesta»

di Massimo Gaggi

WASHINGTON — È un Barack Obama rilassato ma molto serio quello che, seduto in poltrona con a fianco Mario Monti, accoglie i giornalisti nello Studio Ovale subito dopo il suo colloquio col premier italiano: «Vi voglio dire subito che ho molto apprezzato il modo in cui Monti è intervenuto nella crisi italiana. È arrivato al governo in un momento estremamente difficile, ha preso decisioni rapide e ha cominciato a recuperare subito la fiducia non solo degli italiani, ma anche dell'Europa e dei mercati. Il suo è un piano molto serio di responsabilità dal lato della spesa pubblica e delle riforme strutturali. Ha tutto il nostro appoggio, faremo di tutto per contribuire alla stabilizzazione» dell'eurozona.
Dopo il colloquio privato di quasi 45 minuti, il presidente americano, nella parte pubblica della visita, si è concentrato sul messaggio da dare ai partner europei e ai mercati, senza digressioni e battute, tranne quella sulla mancanza di antenati italiani «nonostante il cognome che finisce in A».
Il «reset» delle relazioni con l'Italia, dopo i rapporti non sempre felicissimi col governo Berlusconi, comprende un caldo riconoscimento del ruolo svolto dalle forze militari italiane in Afghanistan e un ringraziamento all'Italia, che non era scontato vista qualche tensione del passato, per l'impegno nell'isolare il regime iraniano e la rigida applicazione delle sanzioni decise dalla comunità internazionale con l'obiettivo di convincere Teheran a interrompere lo sviluppo di tecnologie nucleari ad uso militare.
Arriva anche il riconoscimento che, senza il contributo decisivo dell'Italia, non sarebbe stato possibile, per le forze Nato, condurre con successo la missione militare in Libia: è così sanata la ferita provocata, l'anno scorso, dal mancato coinvolgimento del governo Berlusconi nelle consultazioni tra i principali alleati. «Credo che le relazioni tra Italia e Stati Uniti non siano mai state più forti», ha concluso il presidente americano.
Ma il cuore della visita di Monti a Washington è economico ed è su questo che Obama si è concentrato: il presidente ha auspicato un impegno ancora maggiore dell'Europa per la realizzazione di un «firewall», un «muro taglia fuoco» a protezione dell'euro, ancora più consistente di quello ipotizzato nelle settimane scorse. Uno strumento davvero capace di scoraggiare la speculazione contro l'euro e gli attacchi ai Paesi che rimangono più vulnerabili come l'Italia. L'idea del presidente americano, che in passato ha ripetutamente cercato senza troppo successo di convincere Angela Merkel a impegnare maggiormente la Germania sul piano dell'impegno finanziario, è che più è consistente la massa di fondi coi quali viene edificato il «firewall», meno probabilità ci sono di dover essere costretti realmente ad aprire i suoi forzieri.
Per questo Obama sottolinea l'affidabilità di Monti e il coraggio della sua azione: perché questo è lo strumento col quale può sperare di convincere non solo la Cancelliera – dei cui «messaggi» Monti si è fatto latore presso la Casa Bianca – ma anche il popolo tedesco, che quella di investire su un leader andato al governo con l'obiettivo di cambiare l'Italia è una scommessa che vale la pena di fare. «Ringrazio Monti e ho piena fiducia nella sua leadership che spero possa traghettare l'Italia fuori dalla tempesta», ha spiegato Obama.
Nella sua pacatissima risposta il presidente del Consiglio italiano ha cercato ripetutamente di dare l'immagine di un Paese che ha capito la gravità del momento e che sta accettando con molta responsabilità i sacrifici imposti dalla situazione: già in precedenza Monti aveva sottolineato, davanti alle comunità economiche e politiche americane, che, al di là di comprensibili tensioni e malumori, l'Italia ha accettato riforme che impongono sacrifici pesanti ed estesi con sole tre ore di sciopero nazionale. «Ho avuto un'impressione positiva su come l'Italia viene percepita nella politica e nella cultura americane, sono molto soddisfatto», ha poi dichiarato alla stampa.
Nello Studio Ovale, ribadendo solennemente l'impegno a sostenere, oltre che il risanamento dei conti pubblici, una politica orientata alla crescita, il premier ha cercato di dare l'immagine di un Paese che si sta rimettendo sui giusti binari anche oltre l'orizzonte necessariamente limitato del governo Monti: ha sottolineato più volte come alcune delle riforme da lui completate fossero in realtà già state avviate dal governo precedente durante l'emergenza finanziaria scoppiata nell'estate scorsa, ha ribadito che il suo «governo tecnico è disposto a parlare con tutti».
E nel ringraziare Obama per un appoggio che contribuirà anche a dare più peso alla voce dell'Italia nella Ue, ha raccontato ai giornalisti di aver fatto un parallelo, nel colloquio riservato, tra la battaglia per il contenimento del debito pubblico americano che si è svolta in Congresso sette mesi fa e quella combattuta nel Parlamento italiano. A Washington l'intesa è naufragata, mentre a Roma, pur con incertezze, malumori e qualche ripensamento, forze eterogenee stanno fornendo al governo un forte sostegno.
 

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