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Obama rilancia la sfida sul debito

di Giuseppe Sarcina

WASHINGTON— Ora si tratta al ribasso su debito, tasse e tagli alla spesa pubblica. Alle 18 del pomeriggio di ieri, (mezzanotte in Italia) il presidente Barack Obama ha ricevuto alla Casa Bianca i leader della Camera (dove i repubblicani sono in maggioranza) e del Senato (dove comandano i democratici). Tutti senza cravatta e Nancy Pelosi, la leader dei democratici alla Camera, in abito bianco estivo. Sorrisi e una battuta di Obama: «Dobbiamo raggiungere l’accordo in dieci giorni» . L’incontro è durato meno di novanta minuti, i colloqui riprenderanno oggi. Ma le aspettative si sono drasticamente ridotte rispetto alle ambizioni iniziali, annunciate giovedì scorso dopo il primo round di questo complicatissimo negoziato. Quasi certamente il leader della Casa Bianca dovrà rinunciare al pacchetto «bilanciato» di tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse a carico dei più ricchi, per un valore complessivo di 4 mila miliardi in dieci anni. Ieri sera il repubblicano John Boehner, lo speaker della Camera, ha confermato quanto aveva già annunciato sabato notte. Il partito repubblicano non appoggerà alcuna manovra che preveda l’aumento delle imposte e siccome «la Casa Bianca non vuole rinunciare all’aumento delle tasse — si leggeva nella nota diffusa l’altro ieri notte da Boehner— è meglio puntare su interventi di portata minore» . La Casa Bianca aveva replicato a stretto giro di posta: «Non possiamo chiedere alla classe media e agli anziani di sostenere tutto il peso di costi più alti e dei tagli di bilancio» . In realtà ieri sera, secondo le indiscrezioni che filtravano dall’incontro, si sarebbe presa in esame anche la via d’uscita suggerita dallo stesso Boehner, già sabato sera. È il pacchetto messo a punto da un gruppo di lavoro bipartisan coordinato dal vice presidente Joe Biden. Quella bozza prevede tagli di spesa per 2, 4 miliardi di dollari, ma la discussione fu interrotta dai repubblicani due settimane fa, non appena si aprì il capitolo «tasse sui ricchi» , considerato irrinunciabile dai democratici. A quel punto intervenne Obama, rilanciando un piano più ampio con interventi anche su assistenza medica e pensioni. Si vedrà se ci sono le condizioni per ripescare «la proposta Biden» . Il negoziato appare ostaggio di due debolezze. Obama è costretto a prendere nota dei veti repubblicani, ma deve fare attenzione ai malumori della base democratica, che vuole l’aumento delle imposte sui ricchi e considera intoccabili sanità e pensioni. Però anche il fronte repubblicano è tutt’altro che solido. L’ala «parlamentare» che siede al tavolo con Obama deve fare i conti con la folla di candidati alle presidenziali 2012. Ieri una dei contendenti per ora più accreditati, Michele Bachmann, ha sostenuto che qualunque fosse l’accordo raggiunto sarebbe comunque un errore alzare il tetto del debito pubblico. Ecco, il debito pubblico. Da qui potrebbe arrivare la spinta decisiva per Obama. Più precisamente dalle tabelle del Segretario al Tesoro, Timothy Geithner. Nella mattina di ieri Geithner si è mosso a sostegno del presidente, con un approccio ultra pragmatico: «Nel mese di agosto dobbiamo onorare gli interessi sul nostro debito. Ci servono 800 miliardi di dollari» . Conclusione di Geithner: Obama continuerà a cercare «un’intesa ambiziosa» e il Parlamento ricordi che la legge per alzare il tetto del debito (oggi fissato a 14,3 mila miliardi di dollari) deve entrare in vigore entro il 2 agosto. Il fattore tempo potrebbe rivelarsi fondamentale. I parlamentari devono cominciare a stendere il testo almeno il 20-22 luglio, se vogliono rispettare la scadenza del 2 agosto. Se è così, nei prossimi giorni si potrebbe misurare la tenuta politica di Obama. I repubblicani potrebbero tirarla in lungo al massimo ancora per una settimana. Dopodiché o firmano o espongono il Paese al rischio di un crack finanziario. Ma il presidente dovrà convincere anche i democratici a restare al tavolo fino a quel momento.

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