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Obama: più tasse sui ricchi e spese sociali per i poveri

NEW YORK — Più spesa sociale per cercare di ridurre il gap tra ricchi e poveri e fine dell’austerity. L’aspetto è quello della solita, voluminosissima collezione di documenti che compongono il progetto di bilancio federale per il prossimo anno (l’anno fiscale 2015, che negli Usa inizierà il prossimo primo ottobre). Ma in realtà quello trasmesso ieri da Barack Obama al Congresso, più che un corposo e arido documento contabile, è un manifesto: la piattaforma elettorale con la quale i democratici sfideranno il fronte conservatore alle elezioni di mid term del prossimo novembre. Con quel voto gli americani rinnoveranno tutta la Camera, un terzo del Senato ed eleggeranno molti nuovi governatori.
Il piano di Obama aumenta le spese destinate alle scuole per l’infanzia (asili e asili nido), alla formazione professionale, alla promozione di produzioni industriali ad alta tecnologia, al risanamento delle periferie degradate delle metropoli nelle quali vivono ceti medi e famiglie di operai colpiti dal comune fenomeno dell’impoverimento per effetto della globalizzazione e della polarizzazione dei redditi. 56 miliardi di dollari di spese in più per cercare di ridurre, o almeno limare, le sperequazioni retributive.
Di fatto è l’addio alla politica di austerity perseguita fino a un anno fa anche dalla Casa Bianca: sparisce dal piano di Obama anche la riduzione dell’adeguamento al costo della vita degli assegni della Social Security, il trattamento pensionistico erogato dal governo federale. Il presidente aveva negoziato un anno fa coi repubblicani questa misura di contenimento del disavanzo previdenziale nell’ambito di una trattativa che doveva portare a un grande compromesso sul bilancio. Quell’accordo è saltato e quindi la Casa Bianca si è sentita libera di revocare una concessione che, tra l’altro, era stata presa male dai sindacati e dalla sinistra del suo partito. Ovviamente rimane un problema di conti pubblici, ma adesso non è più questa la priorità di Obama: i tagli automatici dello scorso anno hanno funzionato e il deficit è già quasi dimezzato rispetto al trilione di dollari degli anni più bui della crisi finanziaria. Quest’anno il deficit dovrebbe fermarsi a 649 miliardi di dollari (3,7 per cento del Pil) per poi scendere l’anno prossimo a 564 (3,1 per cento del Pil), un numero molto vicino ai limiti fissati dalla Ue per i Paesi europei.
Ma questo bilancio non verrà mai approvato: i repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera, lo bocceranno come hanno fatto in tutti questi anni, e l’America continuerà a funzionare sulla base di una specie di perenne esercizio provvisorio di bilancio. Il documento ha solo un valore politico: è la piattaforma sulla quale i democratici costruiranno la loro campagna elettorale basata su slogan come «opportunità per tutti contro opportunità per pochi». Slogan lanciato contro i repubblicani accusati di continuare a favorire i «pochi», i ricchi rifiutando un aumento delle tasse sui redditi più elevati e l’eliminazione di generose detrazioni delle quali beneficiano soprattutto i benestanti.
I repubblicani ovviamente replicano accusando Obama di aver mollato sugli impegni di risanamento della finanza pubblica nonostante il debito resti enorme e sia considerato, oltre che un rischio per la stabilità economica del Paese, una minaccia alla sua forza politica e perfino alla sua sicurezza. E Paul Ryan, uno dei probabili candidati repubblicani alla Casa Bianca nel 2016, prendendo spunto dalle celebrazioni dell’anniversario della «Great Society», il welfare introdotto in America dal presidente Lyndon Johnson, sostiene che «nonostante tutti i soldi pubblici spesi, in 50 anni i democratici hanno ottenuto abbastanza poco sul piano della lotta alla povertà».

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