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Obama: “Ora le grandi opere” Pronta una Robin Hood Tax su banche, industrie e fondi

Come ti risano i conti dello Stato con più investimenti pubblici. Potrebbe intitolarsi così il disegno di legge per il bilancio federale degli Stati Uniti, esercizio fiscale 2016, che Barack Obama ha presentato ieri al Congresso. Il risanamento delle finanze pubbliche è nei fatti: anche se non esistono qui dei limiti come il 3% del patto di stabilità europeo, il rapporto deficit/Pil per gli Usa dopo aver toccato un massimo del 12% nella crisi è già sceso al 3% e l’anno prossimo sarà al 2,5%. Un livello compatibile con i quasi 500 miliardi di nuove spese in infrastrutture che Obama propone: per modernizzare autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, e soprattutto i trasporti pubblici come le metropolitane. Nell’arco delle proiezioni contenute nel progetto di bilancio ci sta perfino una riduzione del debito pubblico, da 75% a 73% del Pil. Il tutto rovesciando la terapia europea: risanamento attraverso la crescita, non l’austerity. L’America di Obama è entrata infatti nel sesto anno di ripresa consecutiva. La Casa Bianca prevede che continui alla velocità di crociera attuale, cioè +3% all’anno, una performance invidiabile se vista da quasi ogni altra parte del mondo.

La crescita ha di per sé effetti virtuosi sui conti pubblici: riduce le spese di Welfare, aumenta le entrate fiscali. Ma in più Obama ha voluto mettere in questo progetto di bilancio una manovra redistributiva. Ci sono 1.000 miliardi di dollari di nuove tasse sulle multinazionali e le banche. In particolare c’è dentro la proposta di una tassa del 14% (già anticipata ieri su questo giornale) sui profitti fatti all’estero dalle imprese Usa, cioè i 2.000 miliardi di dollari “parcheggiati” in paradisi fiscali come l’Irlanda e il Lussemburgo. Quest’aliquota sarebbe destinata a salire in seguito fino al 19%. L’altra Robin Hood Tax andrebbe a colpire i redditi da hedge fund: i manager di questi fondi speculativi sarebbero tassati con le stesse aliquote dell’imposta federale sui redditi (tipo Irpef) sopprimendo l’attuale agevolazione che li beneficia con aliquote inferiori.
La domanda più importante naturalmente è questa: quante probabilità ha di essere approvato un budget così “radicale”? Il presidente degli Stati Uniti, quando si tratta di leggi di spesa o di nuove tasse, deve passare sotto le forche caudine del Congresso. E Obama ha avuto un Congresso amico solo per i primi due anni del suo primo mandato (quelli in cui varò la supermanovra anti-depressione). Nel novembre 2010 i repubblicani vinsero le legislative portando via la maggioranza del Senato. Nel novembre 2014 stravinsero e conquistarono pure il controllo della Camera.
Il disegno di legge di bilancio presentato ieri da Obama sembra fatto soprattutto per piacere alla sinistra: sia per la tassazione redistributiva, sia per la priorità a nuovi investimenti in settori popolari come il trasporto pubblico. Ma la Casa Bianca ha disseminato nel suo testo di legge anche le attrattive per i repubblicani. Nella clausola anti-austerity, cioè l’abolizione dei tagli automatici di spesa del 7% noti come “sequester”, la destra può intravedere un regalo sostanzioso anche al Pentagono. E i repubblicani sono solitamente avversi ad altre spese pubbliche, non a quelle militari. Allo stesso modo, nei 480 miliardi di nuovi investimenti in infrastrutture la Casa Bianca ha infilato una miriade di opere pubbliche ubicate proprio nei collegi elettorali di alcuni notabili repubblicani.
Resta il fatto che siamo alla vigilia di una lunga campagna elettorale. Anche se il voto presidenziale si tiene nel novembre 2016 e Obama resta in carica fino al gennaio 2017, i giochi per le primarie e le nomination si cominciano a fare nella primaveraestate di quest’anno. La legge di bilancio va vista anche in questa chiave. E’ il lascito di Obama al suo partito: un programma politico molto di sinistra, che condizionerà il suo successore designato. E’ anche un modo per intervenire nel dibattito fra repubblicani: alcuni dei quali, come Jeb Bush, parlano apertamente di “impoverimento della middle class” e di “crescita squilibrata in favore dei ricchi”. In quanto alla tassa sulle multinazionali: i loro lobbisti potranno spendere una percentuale di quei 2.000 miliardi parcheggiati all’estero, per combattere il varo della nuova tassa al Congresso.
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