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Obama il milanese accolto dalla gente e dall’amico Renzi come una rockstar

La prima beffa l’ha riservata ai giornalisti e alla folla di curiosi che l’aspettavano davanti al Park Hyatt, l’hotel a 5 stelle dietro la Galleria. Il lungo corteo di 12 auto con a bordo l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha scelto l’ingresso posteriore per fare la sua entrata. La seconda, l’ha riservata a tutto l’apparato di sicurezza con un fuori programma: dopo la visita alla Pinacoteca ambrosiana è salito sulle guglie del Duomo, accompagnato dall’arciprete Gianantonio Borgonovo. Vigili e polizia hanno dovuto far uscire i fedeli dalla Cattedrale e transennare la zona in tutta fretta per permettere la visita dell’ex presidente. Ma nonostante, la «segretezza» dei percorsi e degli obiettivi, ogni volta che Obama ha fatto la sua apparizione, centinaia di persone si sono radunate per acclamarlo. Come una rockstar.

Primo giorno di Obama a Milano. Tre ore in hotel dopo il lungo viaggio, il desiderio inevaso di mangiare un gelato o di fare una passeggiata in via Montenapoleone, trenta minuti alla Pinacoteca, quaranta minuti in Duomo e un’ora e venti di colloquio con Matteo Renzi che lo ha raggiunto al Park Hyatt nel pomeriggio. I due sono ripartiti insieme sul Suv nero di Obama per raggiungere l’Ispi dove si è tenuta la cena in onore dell’ex presidente americano. Un colloquio fitto, su tanti temi: la critica alle politiche dell’austerity che comprimono la crescita soprattutto in Europa, l’ambiente come sfida fondamentale per il futuro, ma soprattutto si sono soffermati sulla selezione della nuova classe dirigente, su come coinvolgere i giovani nella politica per formare i leader del futuro. Obama — ha spiegato a Renzi — lo farà attraverso la sua Fondazione visto che nelle ultime presidenziali americane è mancato proprio il voto giovanile. Renzi, da parte sua, ha spiegato come si muoverà il Pd sul tema, ha raccontato dei 20 millennial inseriti nella direzione e il tentativo di «approccio innovativo» e «utilizzo di temi concreti» per coinvolgerli. Accantonati i massimi sistemi, Renzi ha chiesto a Obama se si fosse già congratulato con Macron. Alla risposta negativa, ha estratto il cellulare ha chiamato Macron e gli ha passato Obama per le felicitazioni del caso. «Felice di aver rivisto a Milano un amico e un grande leader», twitterà Renzi in serata. E ancora, su Facebook: «E l’ho rivisto in gran forma: ha ancora molto da dire e da dare alla politica mondiale».

L’ex presidente ha ripercorso parte delle tappe milanesi di sua moglie Michelle, ospite di Expo nel 2015. Stesso hotel e stesso tour in Duomo dove ha visitato l’altare maggiore, il retrocoro e la cripta iemale. Infine è salito in ascensore sulle terrazze dove ha ammirato la città dall’alto. Monsignor Borgonovo gli ha regalato un orologio a cucù in legno bianco, a forma di Duomo, oltre a un libro sulla liturgia ambrosiana. All’Ambrosiana ha potuto ammirare cinque fogli del Codice Atlantico di Leonardo tra cui la mappa di Milano, il cartone della Scuola d’Atene di Raffaello, la Canestra di frutta di Caravaggio e il Musico di Leonardo. Oggi la giornata clou. È prevista una visita al Cenacolo, ma sempre per motivi di sicurezza orari e tempi saranno decisi all’ultimo. Poi l’arrivo alla Fiera di Pero-Rho dove Obama terrà il suo costosissimo speech (biglietti da 850 euro) nell’ambito di Seed&Chips-The Global Food Innovation Summit, il vertice internazionale sulla food innovation. Ci sarà anche un incontro riservato con pochi ospiti: fra gli altri Letizia e Angelo Moratti (primogenito di Gianmarco), l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, l’ad di Cassa Depositi e Prestiti Fabio Gallia, la presidente di Brera Livia Pomodoro, Nerio Alessandri, Francesco Micheli e il figlio Carlo. Anche in questo caso, sarà presente Renzi. Il sindaco Beppe Sala consegnerà a Obama il sigillo della città e da oggi sarà milanese a tutti gli effetti.

Maurizio Giannattasio Rossella Verga

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