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Obama loda Letta: impressionato da integrità e leadership

WASHINGTON – «Il premier mi ha invitato in Toscana, non mi farò certo pregare… Ci sono stato con Michelle, lì si mangia benissimo e voglio sicuramente tornarci». È un Barack Obama scherzoso e rilassato quello che, scongiurato il default, accoglie il «partner eccezionale» Enrico Letta quasi come un amico di famiglia. Gli dedica un’ora nello Studio Ovale (presenti John Kerry e Susan Rice), poi lo invita a sorpresa a colazione, cosa che, stando agli annali di Palazzo Chigi, non accadeva «dai tempi di De Mita». E al momento di raccontare quanto sia rimasto «impressionato per l’integrità, la lucidità e la capacità di leadership del presidente Letta», l’inquilino della Casa Bianca si prodiga in complimenti: «L’Italia sta andando nella giusta direzione».
Affermazioni preziose per Letta, che rientra con lo «zaino pieno» di cose positive, tra cui la «grandissima e buona notizia» che gli Usa parteciperanno a Expo 2015. «C’è un’ottima intesa con Obama – esulta il premier – Le sue parole di fiducia e ottimismo non erano scontate e avranno un effetto benefico». Le critiche alla legge di stabilità? Le possibili dimissioni di Fassina? Monti che lascia la guida di Scelta Civica? «La strada è in salita, ma dopo l’incoraggiamento di un grande leader come Obama andrò avanti con determinazione ancora maggiore, anche nell’affrontare le questioni di casa». E se davvero Renzi corre verso il voto, lui mostra di non temerlo: «La legge di stabilità inverte la tendenza e lo spread è sceso ai minimi storici. Questi sono fatti, non parole».
C’è soddisfazione e orgoglio nelle parole di Letta, che si dice «colpito per l’accoglienza» ricevuta e la complicità mostrata da Obama, anche nell’ufficialità. «C’è un’agenda comune — commenta il consigliere diplomatico Armando Varricchio — Obama investe su Letta come interlocutore in Europa». I due conversano in inglese e si chiamano per nome. Enrico incassa le lodi di Barack per la fiducia del 2 ottobre, Letta ricambia i complimenti per come Obama ha vinto il braccio di ferro sul debito, «un accordo importante che aiuta la stabilità dei mercati». Forte di una intesa a tutto campo, Letta coltiva il «sogno ambizioso» di firmare nel 2014 il trattato sul libero commercio tra Usa e Ue (Ttip). E spera che la «svolta fondamentale per le nostre esportazioni» si realizzi nel pieno del semestre italiano di presidenza, «che sarà la legislatura della crescita dopo quella dell’austerità». Obama lo riconosce come «un partner eccezionale» anche sul fronte della sicurezza, dalla Libia alla Siria passando per l’Afghanistan. «L’Italia è il più grande Paese del Mediterraneo – rivendica Letta illustrando l’operazione militare Mare nostrum –. Un Paese che si assume le sue responsabilità anche se l’Europa non se le assume». A tavola, con Joe Biden e davanti all’insalata con scaglie di «ottimo parmisan», si parla della necessità di «agire perché termini l’instabilità in Libia» e perché venga applicata la risoluzione Onu per la messa al bando, in Siria, delle armi chimiche di Assad. «Il nostro obbiettivo è Ginevra 2», rilancia Letta, convinto che «non siamo lontani da una svolta per la pace in Medio Oriente».
Nel menu del working lunch anche la lotta ai paradisi fiscali, l’urgenza di procedere con l’unione bancaria e le novità che arrivano dall’Iran: «Obama ha chiamato Rohani e vogliamo cogliere i passi importanti del presidente iraniano, ma senza fughe in avanti». Il padrone di casa esprime «grande rispetto» per Napolitano e Letta lo invita nel 2014 a Bruxelles: «L’ho trovato assolutamente interessato a venire in Europa». Se poi il 6 febbraio Obama dovesse ritrovarsi sull’orlo del collasso finanziario, Letta scherza su un nuovo, futuro invito alla Casa bianca: «Mi ha detto che gli ho portato fortuna».

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