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Obama in trincea sui tagli al deficit

di Daniela Roveda

Cresce l'allarme sull'economia Usa dopo il fallimento dei lavori della supercommissione sul debito. Il nulla di fatto sul fronte della riforma fiscale che doveva raggiungere un accordo per tagliare il deficit di 1.200 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni ha una grave conseguenza immediata. Il comitato infatti doveva decidere anche la sorte di una serie di agevolazioni fiscali antirecessive. A fine anno scadranno due importanti misure di stimolo approvate quest'anno: gli sgravi del 2% sui contributi pensionistici e l'estensione dei sussidi alla disoccupazione di lunga durata (più di sei mesi).

Senza queste ultime il Pil potrebbe scendere secondo le stime dello 0,8% nel 2012; l'aumento delle aliquote (la minima sul reddito passerebbe dal 10% al 15%, quella sui capital gain dal 15% al 20%) aggiungerebbe un altro forte impatto negativo sulla spesa aggregata, col rischio di trascinare in recessione un'economia più debole di quanto si pensasse. Ieri il Governo ha comunicato che il Pil americano è cresciuto nel terzo trimestre solo del 2% e non del 2,5% come inizialmente stimato.

Ieri il presidente Obama ha chiesto al Parlamento in via eccezionale di approvare l'estensione delle due misure di stimolo la settimana prossima, per evitare che i disoccupati si trovino senza introiti, e i contribuenti americani a dover pagare in media 1.000 dollari in più di contributi l'anno prossimo. Ma Obama ha già annunciato che porrà il veto a qualsiasi altra misura fiscale volta ad aggirare i quasi mille miliardi di dollari di tagli automatici alla spesa pubblica dei prossimi 10 anni che entreranno in vigore nel 2013 (e con i circa 200 miliardi di dollari di interessi risparmiati portano il totale a 1.200). Questi draconiani tagli automatici erano stati istituiti l'agosto scorso come una sorta di polizza di assicurazione contro il fallimento della commissione.

Alcuni parlamentari repubblicani stanno infatti già preparando proposte di legge per esentare dai tagli la spesa militare, il cui budget decennale in base ai meccanismi automatici verrà decurtato di quasi 500 miliardi di dollari. Il resto dei tagli automatici colpirà le spese discrezionali come pubblica istruzione, protezione dell'ambiente, assistenza ai veterani di guerra e servizi sociali. Oltre ad agire da incentivo per un accordo, i tagli automatici hanno anche lo scopo di proteggere l'America da un nuovo downgrade di Standard and Poor's, che in agosto aveva abbassato il rating degli Usa da AAA a AA+, con la minaccia di portarlo a AA in assenza di ulteriori tagli ai deficit. Resta il rischio tuttavia che questa volta sia Fitch, un'altra agenzia per la valutazione del debito, a dare il downgrade all'America: Fitch ha annunciato che potrebbe rivalutare il rischio Paese con implicazioni negative entro fine mese.

L'imbarazzante fallimento della supercommissione sulla riforma strutturale del debito Usa, ormai ufficialmente rimandata a dopo le elezioni del novmbre 2012, inaugura a questo punto una nuova stagione di scontri in Parlamento su una serie di urgenti questioni fiscali che dovranno essere risolte in un modo o nell'altro entro fine anno. In cima alla lista l'approvazione in toto della finanziaria 2012, per cui sono stati stanziati finora fondi sufficienti a coprire le spese pubbliche solo fino al 16 dicembre. Un nuovo braccio di ferro tra democratici e repubblicani rischia di portare alla chiusura del Governo a fine anno, un triste coronamento per un anno di infruttuosi scontri politici.

Obama ha però espresso ieri ancora la speranza che il via ai tagli autimatici induca il Parlamento a raggiungere un compromesso prima delle elezioni del 2012, quando il popolo americano sfiduciato per la paralisi politica a Washington sarà chiamato ad eleggere il presidente, un terzo del Senato e l'intera Camera dei deputati.
 

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