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Obama cerca la spinta popolare

di Marco Valsania

Barack Obama ha lanciato il suo appello al Paese. Ha dipinto a tinte fosche il rischio di un default, che farebbe degli americani vittime innocenti di una crisi «creata a Washington». E ha invitato i cittadini a fare pressione sui parlamentari – anzitutto i repubblicani – inviando loro messaggi che chiedano un compromesso. Ma, all'indomani del discorso notturno alla nazione trasmesso dalle reti televisive, le grandi manovre sull'innalzamento del tetto del debito e sul taglio della spesa sono proseguite senza ancora riuscire a produrre un accordo, tenendo mercati e operatori economici in allarme.

La Casa Bianca si è limitata a far sapere, attraverso il portavoce Jay Carney, di essere al lavoro su un non meglio precisato "Piano B" per superare l'impasse. «Dobbiamo trovare un progetto che possa essere approvato da Camera e Senato e possa diventare legge con la firma del presidente», ha detto Carney. Dal Congresso è anche emerso che le linee telefoniche sono state per ore intasate dalle chiamate, ma non è filtrato il contenuto dei messaggi degli elettori.

I colpi di scena politici, però, non sono mancati. Il piano repubblicano messo a punto dallo speaker della Camera John Boehner, inviso ai democratici, ha ricevuto una nuova minaccia di veto della Casa Bianca dopo che Obama non l'aveva menzionata nel suo intervento in tv. Soprattutto Boehner è finito anche nel mirino dell'ala conservatrice del suo partito. Portavoce della fronda repubblicana si è fatto il deputato dell'Ohio Jim Jordan, leader di un raggrupamento che conta l'adesione di 178 dei 240 deputati repubblicani, che ha denunciato la proposta perché non contiene sufficienti tagli. E ha aggiunto che al momento non ha i voti neppure per passare alla Camera, dove i repubblicani sono in maggioranza. Il piano Boehner prevede tagli per 1.200 miliardi di dollari e l'innalzamento del tetto del debito per soli sei mesi. A questo farebbe seguito un nuovo voto del Congresso per alzare il tetto se saranno identificati risparmi per quasi altri duemila miliardi.

Boehner ha fatto sapere di avere in programma un voto sul piano, che ha difeso anche davanti alla nazione nella replica a Obama lunedì notte, entro stasera. Un voto che a questo punto appare però dall'esito incerto a meno che i leader del partito, tra cui si è schierato anche il capogruppo alla Camera Eric Cantor più vicino al movimento populista dei Tea Party, riescano a far rientrare la rivolta interna.

Il piano alternativo dei democratici, presentato dal leader al Senato Harry Reid, ha a sua volta un futuro molto incerto. Reid ha proposto un aumento immediato di 2.400 miliardi del tetto del debito, come chiesto da Obama per coprire le necessità del Paese fino al 2013, dopo le elezioni presidenziali. E ha offerto in cambio 2.700 miliari di dollari di risparmi. Almeno mille di questi sono però legati al completamento della missione in Afghanistan, quindi considerati illusori dai repubblicani che hanno bocciato senza mezzi termini il progetto come pieno di trucchi contabili. Reid al Senato ha bisogno di almeno sette voti repubblicani oggi assenti per garantirsi la super-maggioranza che consentirebbe, forse domani, di portare con successo al voto il piano. E il suo progetto non entusiasma neppure molti democratici, perché rinuncia a qualunque aumento delle entrate fiscali.

Obama, nel suo intervento in prima serata, si è detto convinto che alla fine «un numero sufficiente di esponenti di entrambi i partiti metteranno da parte la politica per compiere passi avanti». Ha tuttavia anche ammonito che un default, ormai distante solo sette giorni stando al Tesoro che dal 2 agosto potrebbe trovarsi a corto di fondi per far fronte ai pagamenti, minaccia di scatenare «una profonda crisi economica». E ha chiesto al Congresso che gli invii nei prossimi giorni un progetto che lui possa firmare. Nella sua secca risposta Boehner ha detto che i repubblicani non intendono consegnare alla Casa Bianca un assegno in bianco da firmare.

 

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