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Obama, assist a Renzi “All’Italia serve il Sì Matteo governi anche se perde il referendum”

E’ UN perfect day per la visita di Matteo Renzi e per la moglie Agnese Landini, in vestito di pizzo verde di Valentino, emozionatissima accanto a Michelle. Possono renderlo ancora più speciale solo le parole di Barack Obama. E i giudizi sul premier, sul referendum costituzionale, sulla battaglia italiana contro l’austerity targata Bruxelles e Berlino, sulla politica migratoria dell’Europa arrivano con una tale nettezza che nemmeno Renzi sa come reagire.
Il presidente americano scommette tutto sul premier italiano: «Matteo incarna una nuova generazione per la leadership non solo in Italia ma anche in Europa». E ancora: «È bello, giovane, è un mio amico, è malato di Twitter ma ha fatto molte riforme». L’investimento dell’amministrazione democratica è pieno, assoluto. Perciò Obama dice che il 4 dicembre, data del quesito sulla legge costituzionale, «tifo per Matteo». Lui vota Sì perché «l’ammodernamento delle istituzioni aiuta l’Italia». Lui vota Sì persino entrando nel merito come si dice sempre: «In un mondo globalizzato e dominato da Internet i governi devono muoversi più velocemente ». E se la scommessa è sbagliata, ovvero se vince il No, «Matteo, devi rimanere al timone ancora per un po’».
Cosa è successo nei 90 minuti di colloquio faccia a faccia nell’ufficio di Obama alla Casa Bianca? Cosa ha ipnotizzato il presidente alla fine del suo mandato, della figura di Renzi? Tra le righe della conferenza stampa e dei discorsi di presentazione c’è la risposta a queste domande. Innanzitutto, «una grande affinità politico culturale», spiega il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Obama cerca nel mondo una visione progressista e moderna e la scorge in volti nuovi, più vicini alle generazioni del futuro. Per questo sceglie Renzi, per questo segue il canadese Trudeau che il Washington Post qualche giorno fa accostava proprio al premier italiano. Eppoi va combattuta la battaglia contro il populismo in America (Trump) e in Europa. «C’è un collegamento stretto — spiega Obama — tra la stagnazione economica e gli impulsi populistici che si creano in alcuni Paesi». L’Italia e Renzi sono vissuti come un argine a queste tendenze.
La spinta per una politica di crescita che viene dagli Stati Uniti è molto forte e arriva alla vigilia del consiglio europeo. «La crescita nella Ue è lenta — dice ancora il presidente Usa — , c’è una generazione che non entra nel mercato del lavoro e finirà per essere perduta. Draghi ha fatto molto ma la politica monetaria non basta. Ci vogliono investimenti e occupazione. L’Italia ha fatto i compiti a casa, è il momento di concentrarsi sullo sviluppo».
Fa praticamente tutto da solo Obama e Renzi accetta di stare di lato, che non è nelle sue corde. Il miglior testimonial lo ha trovato qui, nella capitale americana, non aveva bisogno di portarli dall’Italia invitandoli alla cena d’onore. Rispetto alle iperboli obamiane, non sembra nemmeno offrire granché in cambio. Certo, Obama detta alcune condizioni: le sanzioni alla Russia vanno mantenute, l’Italia farà ancora la sua parte in Libia, il nostro contributo per le truppe Nato in Lettonia. Il premier risponde: «L’agenda in- ternazionale dell’Italia coincide totalmente con quella degli Stati Uniti». E coincide con la politica di Obama che prova a pronunciare qualche parola in italiano: «Patti chiari amicizia lunga» (forse non gli hanno spiegato che noi lo usiamo a volte come un avvertimento). Renzi invece usa il latino: «Historia magistra vitae », la storia è maestra di vita e «la storia sarà generosa con Obama». Ma che farà lui se perde il referendum, seguirà il suggerimento di Barack? «Lo scopriremo solo vivendo. Ma vincerà il Sì».
Obama attacca anche Trump: «Denunciare i brogli prima del voto è da irresponsabile. Se vincerà lui lo accoglierò alla Casa Bianca e Hillary si congratulerà. Si fa così nella Great America, ma non so se uno come lui sia adatto a ricoprire questo ruolo». Poi si torna a parlare di Europa e migranti, con un nuovo asse Roma- Washington: «Italia, Grecia e Germania sono lasciati soli contro questo fenomeno. Far parte della Ue però significa prendere i vantaggi e condividere i costi. Non lasciare il problema solo ad alcuni e augurargli buona fortuna». Renzi sorride. E i due si abbracciano, per l’ennesima volta.

Goffredo De Marchis

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