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Obama accusa l’Europa: la crisi dell’euro ci danneggia

di Antonia Jacchia

Cambio di strategia del presidente Barack Obama che apre la campagna per la sua rielezione, non più cercando il dialogo ma sferzando i repubblicani, contrari al suo piano per l'occupazione e per nuove infrastrutture, una «polizza d'assicurazione contro la recessione». Il presidente americano durante una conferenza stampa alla Casa Bianca ieri, ha sottolineato come «la crescita sia rallentata e imprese e consumatori siano nervosi». E ha commentato la protesta «Occupy Wall Street», che nelle stesse ore vede migliaia di persone radunate nel «distretto finanziario» newyorkese. «È la voce degli americani frustrati dal funzionamento delle strutture finanziarie di questo Paese: non tutti stanno seguendo le regole e Wall Street è un esempio di questo», ha detto Obama, sostenendo la tesi dei democratici sulla necessità di una «tassa sui milionari» e sottolineando come il suo piano per l'occupazione da 447 miliardi di dollari contribuirebbe a una crescita dell'economia del 2% e alla creazione di 1,9 milioni di posti di lavoro.

«Io lotto per evitare gli abusi del sistema finanziario», ha detto ancora Obama pur rimanendo convinto della necessità di «un forte ed efficace sistema finanziario». Il presidente non ha risparmiato nemmeno le banche responsabili di aver alzato i costi delle commissioni, scaricando sui consumatori il prezzo della crisi.

Ma tra le cause individuate da Obama, ci sono anche la crisi dei debiti sovrani e il momento critico che sta attraversando l'Eurozona: «La crisi dell'euro potrebbe danneggiarci», ha detto il presidente sollecitando un «piano concreto» per affrontare la crisi finanziaria del Vecchio Continente, da preparare in fretta «entro il vertice del G20 di novembre». «I leader europei riconoscono l'urgenza della situazione» ha detto sottolineando di parlare spesso con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e di essere «fiducioso» che vogliano trovare una soluzione. «Ma le loro politiche sono complicate» ha aggiunto poiché le azioni decise dai leader devono poi passare il vaglio dei singoli parlamenti. Ma «spetta agli europei risolvere i loro problemi», perché «non possono trovare la soluzione all'esterno». Della serie «ognuno ha i propri problemi di budget da risolvere» ma «l'incertezza sull'Europa sta provocando effetti sui mercati globali».

L'inquilino della Casa Bianca ha anche attaccato duramente Pechino. Rispondendo alla domanda se avesse ratificato la legge che penalizza le esportazioni dei Paesi che manipolano la propria valuta (al vaglio del Congresso), la Cina «è stata molto aggressiva nel trarre vantaggio dalla debolezza degli altri Paesi e nel giocare con il sistema di scambi commerciali» ha detto. L'apprezzamento che lo yuan ha avuto finora «non è sufficiente» e «le manipolazioni della valuta (cinese) rendono le loro esportazioni più economiche e le nostre verso di loro più costose», ha detto Obama, rimarcando che «tutti devono giocare secondo le stesse regole».

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