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Obama a Milano

Un po’ turista, un po’ statista, Barack Obama è atterrato a Milano protetto da molte scorte e inseguito invano da una folla adorante, per concludere la prima giornata della sua visita con una cena di imprenditori, una lista molto ristretta di invitati a cena a Palazzo Clerici, sede dell’Ispi. Ma lui — dicono — avrebbe tanto voluto un gelato, da gustare a passeggio come un qualunque turista yankee. Non è stato accontentato, ma ha ottenuto di poter fare un giro sul tetto del Duomo, sgomberato in tutta fretta, ammirare le guglie gotiche e sotto, Milano che lo aspettava da giorni.
Città semiblindata, con molti controlli prima del suo passaggio e blocchi intermittenti, duecento uomini delle forze dell’ordine italiane, (più gli americani, che erano molti) a presidiare il suo albergo, il Park Hyatt vicino alla Galleria (tre piani riservati), e le tappe turistiche. Una giornata consumata in un raggio di neanche un chilometro: albergo, Biblioteca Ambrosiana, Duomo, Palazzo Clerici.
Chi lo ha avvicinato lo racconta felice, e così è sembrato a chi lo ha seguito sperando in un selfie, un saluto, magari una stretta di mano. Niente. L’ex presidente degli Stati Uniti si è sempre mosso su un suv nero preceduto e seguito da altri suv e auto della polizia con a bordo diversi uomini armati di mitragliatore. Inavvicinabile, come del resto era stato per la moglie Michelle e le figlie, in visita a Expo, anche loro salite sul Duomo, e assolutamente irraggiungibili al popolo comune.
Comunque, la parte culturale di Obama è stata ricca e per certi versi sorprendente: la visita all’Ambrosiana, ad esempio. Per lui è stata preparata una selezione di fogli del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, compresa la mappa della città, dove si dimostra che l’Ambrosiana è all’esatto centro della città e il disegno della bombarda, più il cartone preparatorio della “Scuola di Atene” di Raffaello, in restauro e quindi invisibile ai più, e ha concluso con la leonardesca “Canestra di frutta”. Forse il meglio che la città può offrire, se si considera che oggi visiterà il Cenacolo. Quindi il Duomo. L’arciprete Borgonovo gli ha mostrato l’altare maggiore, il retrocoro e la cripta tutta marmi e stucchi, il luogo più segreto della cattedrale, per poi regalargli un orologio a cucù bianco a forma di Duomo.
Poi Matteo Renzi, ricevuto nella suite, un lungo incontro in maniche di camicia, dicono i testimoni, durante il quale i due hanno anche chiamato il neopresidente di Francia Macron. Infine la cena, nella sala Tiepolo di Palazzo Clerici. Tutta italiana, cucinata dai fratelli Cerea del tre stelle Da Vittorio, Bergamo. Un trionfo di prodotti nostrani, tra lecca lecca al parmigiano, cannoli salati, gnocchi e tartufi, alette di vitello e bollicine della Franciacorta, come da espresso desiderio dell’ex presidente Usa. Lo chef ha consegnato alla storia il commento dell’illustre ospite: «Come si mangia in Italia non si mangia da nessuna parte!»,e quindi tutti contenti, a partire dai padroni di casa, cioè i vertici dell’Ispi. Oggi Obama terrà il suo discorso a Seeds&Chips, il summit internazionale sul cibo che si tiene in Fiera: i partecipanti hanno pagato 850 euro a testa per ascoltare il suo speech. Poi partirà per la Toscana, in vacanza.

Brunella Giovara

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