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Di Nuzzo e i “Recovery boys” La squadra che gestirà i fondi Ue

Per capire la Ragioneria generale dello Stato bisogna aver visitato la sala di Via Venti Settembre dove sono appesi i ritratti, olio su tela, di tutti capi di questa ultracentenaria struttura: ognuno che se ne va viene ricordato in effige, da Giovan Battista Picello, che tenne i conti dello Stato fino al 1875 a Daniele Franco, ora assurto alla carica di ministro. Dipinta come una struttura un po’ ammuffita stavolta la Rgs si prende la rivincita e guida con i suoi uomini la partita del Recovery Fund.
Il suo alfiere è Carmine Di Nuzzo, Rgs “doc”. Coordinerà il gruppo di lavoro del Mef per i 209 miliardi del Next Generation Eu. Una struttura su tre livelli: un coordinatore generale o general manager; sei funzionari interni (uno per ciascuna delle missioni già individuate); una squadra trasversale di economisti (interni, Bankitalia e professori) e una quarantina di “Recovery boys” (assunti o distaccati in base al recente Milleproroghe).
Di Nuzzo, quasi 61 anni, da sempre in Rgs, dove è arrivato ad occupare uno dei dieci ambiti posti di “Ispettore capo”, è il prototipo del nuovo volto della tecnostruttura del Mef uscita dalla svolta modernizzatrice introdotta da un “esterno” come Vittorio Grilli che sviluppò l’informatica e rinnovò i locali dove il mobilio aveva ancora i marchi di Casa Savoia. Abito scuro, camicia bianca, nodo della cravatta abbondante, ma competenza assoluta sul campo Europeo e quello della digitalizzazione.
È la persona giusta al posto giusto. Non per niente nei recenti sette anni dove Daniele Franco, proveniente da Bankitalia, ha portato una ulteriore nuova ventata, Di Nuzzo ha conquistato la fiducia del neo ministro.
Così quando è servita una competenza specifica, per riscrivere il Recovery Plan in un mese, Daniele Franco ha chiamato l’ex Ispettore capo dell’Igrue, che significa Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l’Unione Europea, cioè la struttura che si occupa della negoziazione del quadro pluriennale dei fondi europei, della gestione, della spesa di una montagna di risorse. In una rarissima apparizione su Youtube, per un video didattico, Di Nuzzo sembra avere le idee chiare soprattutto sul monitoraggio della spesa da rendicontare all’Europa: «Sono necessarie valutazioni sull’attuazione dei progetti di carattere finanziario, procedurale e anche fisico». E illustra come comporre un «set informatico » ricorrendo anche ad «interviste sul campo».
La professionalità che serve, unita alla competenza digitale che lo ha condotto a guidare, negli ultimi tre anni, l’Ispettorato per l’informatizzazione della contabilità dello Stato. Per questo colui che già cominciano a chiamare Mr. Recovery avrà la missione di fare quello che oggi manca: la “finalizzazione”, cioè la trasformazione di progetti spesso vaghi in richieste concrete di finanziamento con cronoprogramma, personale utilizzato, materiali, stati di avanzamento, costi. Si dovranno riempire, investimento per investimento, i moduli approntati nelle linee guida dalla Commissione che richiedono una dettagliatissima descrizione del progetto. Obiettivo: ottenere “elegibilità” e soldi e poi monitorare, perché la Ue paga solo se vede che i lavori vanno avanti. In quel caso l’Ispettore Di Nuzzo è pronto ad andare sul posto a verificare il cemento dei piloni.
La scommessa è grossa. Persino Moody’s ci incoraggia e ieri ha definito Draghi una «garanzia » per l’uso efficace del Recovery. Daniele Franco sta spianando il terreno: negli ultimi giorni ha avuto incontri bilaterali riservati con i ministri Colao, Giorgetti, Cingolani, Brunetta e Patuanelli.
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