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Nuovo socio per i trench di Burberry

Chi vuole comprarsi a prezzi di saldo il blasonato marchio del lusso Burberry? C’è un investitore, il cui nome rimane ancora coperto, che alla Borsa di Londra ha rastrellato fino al 5% attraverso la banca Hsbc, approfittando dei cali al listino. Sul mercato si sono aperte le scommesse su chi sarà il proprietario del marchio fondato nel 1856 da Thomas Burberry, reso famoso dai trench di Humphrey Bogart e arrivato a 2,5 miliardi di sterline di ricavi. Ma che al listino della City in un anno ha perso oltre il 20% del suo valore. Ma ieri le speculazioni su una scalata che porti a un’opa attorno a 9 miliardi di euro hanno messo le ali al titolo, salito fino al 6,6%, il massimo da cinque mesi. La società ha dato incarico a Morgan Stanley e Robey Warshaw per difendersi da un’eventuale scalata ostile.
Da un anno si diceva che Burberry sarebbe finita in altre mani perché è una public company pura, dove i soci di maggior peso si chiamano Fidelity, Capital Research e, appunto, Hsbc asset manager con il 5 per cento a testa. In pratica, non ha un padrone. Soprattutto da quando il direttore creativo Christopher Bailey è diventato anche ceo, perché l’ex numero uno Angela Ahrendts ha lasciato per approdare alla Apple.
Chi nella City segue il settore è convinto che un filo rosso potrebbe legare Londra a Parigi dove il lusso si identifica con Bernard Arnault, il patron di Lvmh, con i marchi Louis Vuitton, Dior, le profumerie Séphora e Loro Piana in Italia. Arnault è abituato a cogliere i buoni affari. Tre anni fa aveva rastrellato, e poi ceduto, il 17% di Hermès, che vale quattro volte il gruppo inglese sotto attacco. Insomma, lo shopping potrebbe avere come protagonisti proprio le famiglie. Visto che gli altri indiziati sono François Pinault con la sua Kering che governa Gucci e Johann Rupert di Richemont.
Ma non è da escludere che siano stati fondi hedge, asset manager o fondi sovrani a prendere posizioni sul titolo Burberry, in ribasso da mesi e senza un socio forte. C’è un altro filone che il mercato segue perché ha le stesse caratteristiche della società britannica, che piacciono al mercato. È la Hugo Boss, la griffe che passò dai Marzotto al fondo Permira che poi vendette sul mercato. A ricomprare (la società capitalizza 3,7 miliardi) è stata la dinastia vicentina affiancata, in minoranza, dalla Tip di Giovanni Tamburi. Hanno investito 500 milioni per il 7% di Hugo Boss, una public company e quindi destinata al consolidamento. Protagonisti sono stati Gaetano, Stefano, Nicolò e Luca Marzotto, con lo zio Paolo. Per aggregare altre griffe e creare un gruppo di taglia.

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