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Nuovo riccometro contro i finti poveri contano di più case e rendite finanziarie

ROMA — Arriva il nuovo Isee: la sigla dice burocraticamente poco, significa «indicatore della situazione economica equivalente», in pratica è una sorta di «denuncia dei redditi popolare», per i più poveri. Introdotta nel 1998 serve per accedere ai servizi sociali «scontati » offerti dal Welfare state italiano. Ieri il consiglio dei ministri, dopo una lunga gestazione della riforma iniziata già ai tempi del governo Monti, ha dato il via libera al decreto della presidenza del consiglio che rende operativo il nuovo strumento.
DUE OBIETTIVI
Due gli obiettivi della riforma: una maggiore equità e una stretta per la lotta agli abusi e il contrasto all’evasione. «Una grande riforma che crea un meccanismo di trasparenza e ristabilisce un rapporto di verità tra la condizione delle persone e il diritto che hanno ad usufruire dei servizi sociali», ha detto ieri il premier Enrico Letta che ha ricordato, definendoli «insopportabili» gli scandali come quelli degli studenti che «andavano all’Università in Ferrari ».
A cosa serve l’Isee? Serve per accedere a esenzioni e sconti su prestazioni che vanno dagli asili nido, alle mense scolastiche, ai scuolabus, ai libri di testo, alle tasse universitarie, all’assistenza domiciliare. E’ indispensabile anche per ottenere l’accesso alle detrazioni Imu o l’assegnazione della social card.
L’IMPONIBILE
La riforma, varata ieri, cambia il peso delle tre componenti che servono a definire l’imponibile Isee: il reddito (pensione o stipendio o altre indennità); il patrimonio immobiliare; e le rendite finanziarie (titoli di Stato, obbligazioni, ecc.). Il reddito Irpef peserà di meno perché vengono introdotte detrazioni del 20 per cento fino ad un massimo di 3.000 euro per il lavoro dipendente e di 1.000 per la pensione: tuttavia bisogna considerare che rispetto al vecchio Isee entreranno nel paniere anche il Tfr e redditi esenti Irpef (indennità di accompagnamento e assegni sociali). La casa peserà invece di più: la base imponibile che prima era costituita dalla rendita catastale-base ora sarà rappresentata dalla rendita catastale aumentata del 60 per cento come avviene per l’Imu. Per la prima casa è tuttavia previsto uno sconto: la rendita sarà conteggiata solo per due terzi a fronte della vecchia franchigia secca di 51 mila euro. Anche per le rendite finanziarie il peso sarà maggiore: si dovranno sommare conti correnti, titoli di Stato ed altro, ma la franchigia sarà più bassa di quella attuale.
Una volta calcolato l’imponibile Isee, con detrazioni e franchigie (previste anche per i disabili), i contribuenti dovranno dividere, come accade attualmente, per il numero dei componenti del nucleo applicando una sorta di quoziente familiare. Il risultato, anche se occorrerà valutare le singole situazioni, sarà che mediamente per i nuclei familiari proprietari di un solo immobile il nuovo Isee avrà un aumento medio dell’11 per cento, mentre diminuisce del 4 per cento l’imponibile medio Isee per chi è in affitto. Se ci saranno aumenti spetterà tuttavia a i Comuni ricalibrare le fasce di accesso ai servizi.
I “FURBETTI”
Il nuovo Isee non tollererà i «furbetti del Welfare»: per la prima volta bisognerà dichiarare anche il saldo del proprio conto corrente. Infatti, come messo in evidenza nella relazione del ministero del Lavoro, nel 60% delle dichiarazioni Isee presentate nel 2012 i contribuenti escludevano di essere titolari di un conto corrente bancario postale, a fronte dei dati della Banca d’Italia che dice che il 92% delle famiglie italiane sono titolari di c/c. «Molte oggi sono frutto di autodichiarazioni – ha spiegato il ministro del Lavoro Giovannini domani verranno compilate automaticamente dall’Inps».

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