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Nuovo redditometro: tra le categorie cresce la voglia del rinvio

Il pressing è iniziato. Categorie produttive e professionisti chiedono un rinvio per il debutto del nuovo redditometro. È ancora in corso la fase di sperimentazione del software che consentirà di calcolare il reddito atteso dal fisco (si veda Il Sole 24 Ore di sabato). L’obiettivo è rispettare la scadenza di giugno, come annunciato più volte dai vertici dell’agenzia delle Entrate. Eppure la maggior parte dei rappresentanti del mondo produttivo e delle professioni chiede di aspettare, pur riconoscendo che lo strumento è molto più garantista e affinato rispetto a quello utilizzato (e utilizzabile) per gli accertamenti fino al periodo d’imposta 2008.
Le ragioni alla base della richiesta del rinvio sono essenzialmente due. La prima di carattere più tecnico riguarda il rischio di arrivare troppo a ridosso rispetto alla scadenza per le dichiarazioni dei redditi. La seconda ragione, invece, è di natura congiunturale e si lega a doppio filo con l’escalation di tensione delle ultime settimane tra fisco e contribuenti. Claudio Carpentieri, responsabile dell’ufficio politiche fiscali della Cna, è chiaro : «In questo momento occorre seriamente pensare di compiere un gesto di responsabilità ed evitare di far uscire il redditometro. Sia per i ritardi dovuti alla necessaria sperimentazione sia per le difficoltà economiche di tante aziende, lo strumento rischia di non portare a ulteriori maggiori entrate per l’erario ma di contribuire ulteriormente al clima di tensione e di allarmismo. Non solo sulle imprese e sui lavoratori autonomi, ma anche nei lavoratori dipendenti».
Anche Andrea Trevisani, direttore politiche tributarie di Confartigianato, fa notare che «le operazioni che possono portare all’aumento della compliance devono essere in sintonia e in sincronia con il Paese». Oltre a questo, la disponibilità del software del redditometro con «la richiesta di assistenza da parte dei contribuenti si accavallerebbe con la miriadi di altri adempimenti compreso il ritardo nell’uscita di Gerico (il programma per gli studi di settore, ndr) – continua Trevisani – ma soprattutto potrebbe creare ulteriori tensioni sul versante fiscale che sicuramente, in un momento di forte crisi e di mancanza di liquidità per il sistema delle imprese, si aggiungerebbe a quella che scaturirà dai versamenti dovuti per l’autotassazione e l’Imu».
Alla luce dello scenario attuale, Antonio Vento, responsabile della fiscalità d’impresa di Confcommercio, rileva che non ci sono «le condizioni per una corretta informazione e comprensione della portata del nuovo redditometro e, quindi, alla probabile scarsa adesione per le oggettive condizioni reddituali potrebbero aggiungersi anche fenomeni in grado di compromettere il positivo lavoro fin qui svolto». Inoltre Marino Gabellini, responsabile dell’ufficio fiscale e tributario di Confesercenti, ricorda che «gli elementi di calcolo devono comunque essere approvati con un decreto ministeriale».
Tra i professionisti, il presidente della fondazione studi dei Consulenti del lavoro, Rosario De Luca, chiede che «il nuovo redditometro venga utilizzato per ricreare condizioni fiduciarie tra i contribuenti e l’amministrazione finanziaria». Mentre il coordinatore della commissione problematiche tributarie del Consiglio nazionale forense (Cnf), Antonio Damascelli, riconosce la necessità di prendere più tempo anche se «il nuovo strumento rappresenta un passo avanti rispetto al passato». Non è favorevole al rinvio Paolo Moretti, delegato al fisco del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec): «Il nuovo redditometro prevede più garanzie rispetto al passato, prima di tutto il contraddittorio. Per questo chiediamo che venga attuato al più presto e auspichiamo che le nuove regole si applichino anche ai periodi d’imposta precedenti ancora accertabili».

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