Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nuovo redditometro stroncato

Il nuovo redditometro è da rifare. Il decreto attuativo del 24 dicembre 2012 è illegittimo mentre le procedure di rilevazione dei dati alla base della selezione e profilazione dei contribuenti contengono errori macroscopici e violano, in più punti, i principi fondamentali in materia di protezione dei dati personali.

È questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dalla lettura delle venti pagine del parere del Garante per la protezione dei dati personali, redatto a seguito della verifica dallo stesso effettuata sulla nuova procedura su cui si fonda l’accertamento sintetico.

Il suddetto parere, datato 21 novembre 2013, si compone essenzialmente di due parti: una prima nella quale sono riassunti i risultati dell’attività ispettiva compiuta presso l’Agenzia delle entrate ed una seconda contenente i rilievi e le prescrizioni fornite dall’autorità per rendere conforme alla legge il nuovo strumento di accertamento.

I risultati dell’istruttoria. Sono soprattutto i risultati delle attività di verifica compiute dal Garante a lasciare stupefatti.

Il primo esame compiuto dai funzionari dell’Autorità ha riguardato la determinazione del c.d. «lifestage» cioè la ricostruzione delle famiglie fiscali sulla base delle quali verranno condotte le attività di selezione dei contribuenti da sottoporre al nuovo redditometro. Per la ricostruzione di questo nucleo di base l’Agenzia delle entrate si avvale delle informazioni contenute nei prospetti dei familiari a carico dei modelli unico persone fisiche, dei modelli 730 e delle certificazioni di lavoro dipendente.

Ciò premesso il Garante ha richiesto all’Agenzia di conteggiare il numero delle famiglie fiscali suddiviso per ciascuna delle tipologie contenute nel dm 24/12/2012. La risposta fornita dai funzionari del fisco è sorprendente: il numero delle famiglie fiscali censite in anagrafe tributaria è pari a circa 48 milioni di cui circa 30 milioni formate da un solo individuo.

Dai dati Istat relativi all’ultimo censimento 2011, rileva invece il Garante nella sua relazione, il numero delle famiglie in Italia è invece pari a circa 25 milioni.

Tale sproporzionato scostamento tra i dati reali e quelli utilizzati dall’Agenzia, si legge nel parere del Garante, pari a circa 23 milioni di famiglie, «è sufficiente a considerare il trattamento di dati personali che attribuisce il c.d. lifestage agli interessati non conforme al Codice..». Si tratta di un errore abnorme che, continua il Garante, si pone manifestamente in contrasto con i principi fondamentali in materia di qualità dei dati di cui all’articolo 11 del codice della privacy.

Ma come se tutto ciò non bastasse l’Autorità ha voluto approfondire ulteriormente il suo esame prendendo a riferimento le posizioni di alcuni contribuenti scelti fra coloro che presentavano gli scostamenti maggiori fra redditi dichiarati e spese ad essi attribuite dall’anagrafe tributaria.

Anche in questo caso i risultati dell’analisi lasciano stupefatti. La gran parte del rilevante scostamento evidenziato dall’applicativo dell’Agenzia, si legge nella relazione, era dovuto verosimilmente all’errata digitazione dei dati numerici quali, ad esempio, importi relativi a investimenti o premi assicurativi decuplicati o centuplicati a causa dell’errata aggiunta di uno o più zeri, ovvero lunghezza di imbarcazioni errata con conseguente aumento anche delle spese che valorizzano il bene posseduto e il relativo mantenimento.

Secondo l’Agenzia delle entrate questi errori sono stati commessi dai soggetti tenuti a comunicare i dati che affluiscono in anagrafe tributaria.

Indipendentemente dall’attribuzione della responsabilità degli errori, i risultati di questa prima analisi svolta dal Garante dimostrano che i dati presenti nell’anagrafe tributaria sono tutt’altro che affidabili e utilizzabili per effettuare selezione dei contribuenti e accertamenti mirati.

L’errata individuazione delle famiglie fiscali genera anche distorsioni nell’attribuzione del c.d. fitto figurativo. Quest’ultimo viene infatti valorizzato come elemento di capacità contributiva a tutti i soggetti presenti in anagrafe tributaria che non possiedono nel comune di residenza un’abitazione di proprietà o sulla base di altro diritto reale, in locazione o in uso gratuito da un familiare.

La presenza in anagrafe tributaria di circa 30 milioni di famiglie fiscali formate da individui singoli, per lo più minori di età (i familiari a carico), comporta – parole del Garante – «gravi errori nell’attribuzione di tali tipologie di informazioni».

Su una platea complessiva di circa 20 milioni di soggetti che risultano non coerenti con i parametri del nuovo redditometro, circa 16,6 milioni di questi risulta non coerente solo per l’errata attribuzione del fitto figurativo. Di questi ultimi oltre 2 milioni sono soggetti minori di età.

Le valutazioni del Garante. Uno dei primi profili emersi a seguito della verifica preliminare svolta dall’authority guidata da Antonello Soro, riguarda il decreto ministeriale 24/12/2012 attuativo del nuovo redditometro. Quest’ultimo è viziato ad origine a seguito dell’omessa richiesta preventiva di parere al Garante per la protezione dei dati personali e per altri aspetti critici che riguardano direttamente tale atto.

Tra questi ulteriori rilievi critici il decreto attuativo è messo sotto accusa dal Garante per la scelta di utilizzare i dati Istat relativi alla spesa sui consumi delle famiglie per individuare, in maniera apodittica, il contenuto induttivo dell’ammontare delle spese frazionate e ricorrenti attribuibili a ciascuna famiglia fiscale presente in anagrafe tributaria.

Al di là dell’eccesso di delega nel quale il decreto sembra essere incorso nell’effettuare una scelta che non gli era stata demandata dal legislatore primario (articolo 38 del dpr 600/73) ciò che non convince il Garante della privacy è soprattutto la disomogeneità dei dati Istat e l’impossibilità di utilizzare gli stessi ai fini del compiuto delle spese ricorrenti senza ammettere un elevato e grossolano rischio di errore.

Inoltre, e questo è forse il rilievo più grave in merito alle spese Istat, contro le presunzioni contenute nelle stesse i contribuenti non sono tenuti a fornire alcuna prova contraria perché ciò significherebbe entrare nel merito dello stile di vita scelto da ciascun individuo violando così i principi fondamentali in materia di qualità dei dati personali.

Altri rilievi del Garante riguardano poi gli inviti al contraddittorio e l’informativa circa il trattamento dei dati personali ai fini del redditometro che deve essere contenuta nei modelli di dichiarazione e nel sito internet delle entrate.

Si tratta, in conclusione, di rilievi e critiche molto pesanti che dimostrano sia l’inaffidabilità dei dati utilizzati dal fisco per le attività di selezione e verifica degli scostamenti sia l’illegittimità di alcuni dei passaggi normativi sui quali poggia il nuovo redditometro.

La palla passa ora al legislatore prima ed all’Agenzia delle entrate poi. Vediamo se e quali contromisure verranno adottate.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Oltre 3,7 miliardi di richieste per un bond da 1,25 miliardi. In questa fase di mercato, con gli inv...

Oggi sulla stampa