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Nuovo redditometro futurista

I parametri del nuovo redditometro non valgono per il passato. Il contribuente non può invocare i nuovi coefficienti stabiliti dal dm 24/12/2012 per smontare l’accertamento dell’ufficio su annualità precedenti al 2009. Ne è convinta la sesta sezione della Corte di cassazione che con la recentissima sentenza n. 22744 depositata in cancelleria lo scorso 6 novembre (si veda ItaliaOggi del 6/11/2015), ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate ribaltando la decisione della Ctr Veneto che aveva invece ritenuto di applicare in luogo dei parametri previsti dal dm 10/9/1992, quelli più favorevoli al contribuente stabiliti dal successivo dm 24/12/2012 sopra richiamato.

Per la Corte di cassazione il ragionamento che aveva convinto i giudici dell’appello del Veneto ad accogliere le tesi difensive del contribuente deve essere respinto su tutta la linea. I nuovi parametri previsti dal dm 24/12/2012 non possono essere invocati retroattivamente dal contribuente né sul presupposto che tale norma abbia carattere procedimentale né tantomeno basandosi sulla necessità di applicare la disciplina più favorevole al contribuente (c.d. favor rei).

Secondo i giudici della sesta sezione civile della Cassazione il richiamo alla retroattività dei parametri del nuovo redditometro stabiliti nel dm 24/12/2012 è del tutto inconferente. Quando la suprema corte aveva ritenuto applicabili retroattivamente gli indici contenuti nei vari decreti biennali succedutisi in vigenza del «vecchio» redditometro, lo aveva fatto facendo leva non sulla retroattività di tali disposizioni bensì sulla natura procedimentale delle norme stesse. Natura che non può però essere invocata in relazione ai parametri dell’accertamento da redditometro ridisegnato dal dl n. 78 del 2010 perché ostacolata a una specifica disposizione di diritto transitorio che ne determina l’ambito temporale di applicazione. Il riferimento è all’articolo 22, primo 1, del citato decreto nel quale si prevede espressamente che le modifiche apportate all’articolo 38 del dpr 600/73 producono effetti per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore dello stesso decreto (dal periodo d’imposta 2009 in avanti). Oltre alla natura non procedimentale e quindi non retroattiva delle disposizioni contenute nel dm 24/12/2012 le stesse non possono essere invocate per gli accertamenti di periodi d’imposta antecedenti il 2009 nemmeno sulla base del c.d. favor rei. L’applicazione di tale ultimo principio – si legge nella sentenza della Cassazione – è predicabile unicamente al cospetto di norme sanzionatorie e non quando si tratti di norme, come quelle in oggetto, che regolano l’accertamento e l’onere della prova.

Forse, ma su questo in sentenza nulla è detto, sarebbe stato estremamente interessante conoscere il pensiero della suprema corte in ordine alla natura del nuovo accertamento da redditometro. Se quest’ultimo fosse ritenuto di tipo standardizzato allora la sua applicazione retroattiva, qualora più favorevole al contribuente, si sarebbe inserita nella scia giurisprudenziale già ampiamente tracciata dalla stessa Cassazione in tema di studi di settore, coefficienti presuntivi e parametri.

La sentenza in commento non è dunque destinata a porre la parola fine alla querelle relativa alla retroattività dei parametri contenuti nel nuovo redditometro. Altri aspetti della vicenda restano ancora da esplorare e non mancherà l’occasione per i giudici di legittimità di doversi nuovamente pronunciare sul tema. È recente infatti, fra le altre, la decisione della Ctr Friuli-Venezia Giulia (sentenza n. 83/11/2015) che ha stabilito la natura retroattiva del nuovo redditometro agli accertamenti antecedenti al periodo d’imposta 2009.

Non resta che aspettare.

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