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Nuovo redditometro all’angolo

Per il nuovo redditometro arrivano le prime bocciature dei giudici tributari. Sulla prova dei prelievi dai conti correnti il fisco non può pretendere lo stesso rigore applicabile negli accertamenti bancari dei titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo. Allo stesso modo l’ufficio non può negare, a priori, che al sostenimento delle spese del contribuente concorrano, anche in quota parte, gli altri membri del suo nucleo familiare. È con queste motivazioni che la Commissione tributaria provinciale di Sondrio con la sentenza n.70 depositata il 12 giugno 2015, ha accolto il ricorso del contribuente e annullato l’accertamento basato sul nuovo redditometro eseguito dall’ufficio sull’annualità 2009.

Si tratta in assoluto di una delle primissime sentenze che affrontano le nuove modalità di accertamento dopo la profonda revisione dell’articolo 38 del dpr 600/73 a opera del dl 78 del 2010. La sentenza è estremamente importante sia per il profilo di novità della materia trattata sia per le argomentazioni in essa contenute. Cominciamo con l’aspetto relativo alla prova delle spese sostenute da parte del contribuente. Come molti ricorderanno una delle principali obiezioni che venivano mosse contro il nuovo accertamento sintetico era costituita proprio dalla difficoltà per il contribuente di dare dimostrazione puntuale e rigorosa di ogni spesa sostenuta. Sulle pagine di questo quotidiano abbiamo più volte evidenziato il timore che l’amministrazione finanziaria pretendesse dal contribuente un rigore probatorio pari a quello richiesto in tema di accertamenti bancari ai soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili. Ebbene, proprio su questo aspetto si basa la sentenza in rassegna che puntualizza come l’amministrazione finanziaria che ridetermina il reddito applicando il nuovo redditometro, non può pretendere di impiegare le metodologie di indagine e controllo rivolte ai soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili con la conseguenza che la documentazione esibita dal contribuente, a prova delle spese sostenute, va valutata nella sua sostanza e non nella sua forma. Il contribuente persona fisica, bersaglio naturale dell’accertamento sintetico, non essendo obbligato alla tenuta di scritture contabili né alla conservazione della documentazione relativa alle spese sostenute, può limitarsi a produrre la documentazione bancaria dalla quale si evincono i movimenti effettuati nel periodo, anche se la stessa non è perfettamente rispondente alle richieste formulate dall’ufficio. Tale documentazione, si legge in sentenza per il caso specifico, «… è sostanzialmente valida a dimostrare i prelievi dal conto bancario a fronte dei pagamenti delle rate dei mutui».

L’altro caposaldo sul quale poggia la sentenza in commento riguarda l’apporto dei familiari nel sostenimento delle spese. Altro tema caldissimo in relazione alle nuove modalità di accertamento introdotte dal già citato dl 78/2010.

Appare infatti ragionevole ai giudici del capoluogo lombardo ritenere che, come usualmente avviene, al sostenimento delle spese abbiano concorso anche gli altri componenti della famiglia considerato, per di più, che gli stessi erano titolari di un cospicuo reddito nell’anno oggetto di accertamento.

In conclusione, non è necessario che il contribuente fornisca una prova certa e minuziosa che le risorse utilizzate siano matematicamente e specificatamente usate ognuna e distintamente per i singoli capi di spesa sostenuta. È sufficiente al contrario che il soggetto passivo dell’accertamento sintetico, grazie anche all’apporto dei familiari conviventi, sia risultato in possesso di una ragionevole capacità di poter sostenere le spese effettuate anche senza la necessità di far ricorso a risorse o redditi occulti o non dichiarati. Su queste argomentazioni di principio la Commissione tributaria di Sondrio richiama e fa affidamento anche alla giurisprudenza di legittimità (Cassazione nn. 17663/2014 e 7339/2015).

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