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Nuovo piano Mediobanca, cedola salva

MILANO — «È stato un esercizio più che accettabile e ha portato alla proposta di un dividendo in un anno in cui il pagamento di una cedola non è stata pratica comune fra le banche italiane». Così l’amministratore delegato Alberto Nagel ha presentato agli analisti ieri il bilancio di Mediobanca chiuso il 30 giugno. Il consiglio dell’istituto in mattinata ha approvato i conti chiusi con un risultato positivo per 81 milioni, rispetto ai 369 dell’esercizio precedente e un dividendo che viene confermato pur in calo da 17 a 5 centesimi per azione. La remunerazione per i soci è secondo Nagel «un po’ più che simbolica perché il payout è del 52% e mostra che anche in tempi difficili l’istituto può pagare un dividendo».
Oltre che dei conti, che hanno visto la crescita dell’utile bancario e della solidità patrimoniale con un core tier 1 passato dall’11,2 all’11,5%, ma hanno risentito di svalutazioni per 573 milioni (di cui 191 milioni fra Telco e Rcs, 132,7 sui cashes Unicredit, 141,1 sui bond greci), in consiglio si è parlato anche del piano industriale. Secondo quanto ha riferito un amministratore, la definizione del nuovo business plan, che secondo Nagel dovrebbe partire dopo l’assemblea di fine ottobre e concludersi entro giugno, terrà conto di almeno tre fattori: le regole di Basilea 3, il quadro macro e gli sviluppi della zona euro, il piano strategico di Generali, principale partecipazione di Piazzetta Cuccia, al quale sta lavorando il nuovo group ceo Mario Greco. Nel corso della riunione è stato poi definita come semplice «pettegolezzo» la voce di un possibile spin off delle attività dell’istituto. Sulle partecipazioni, e in particolare sulle ipotesi di una riduzione della quota in Generali (oggi pari al 13,4%), Nagel ha risposto così agli analisti: «Siamo convinti che dovremo ridurre la nostra esposizione sui titoli azionari perché danno troppa volatilità al risultato netto. Nei prossimi mesi, quando la situazione dell’euro sarà più chiara, daremo indicazioni al mercato su cosa vogliamo fare sull’equity». Nagel ha poi sottolineato in conference call che Mediobanca ha garantito 13 miliardi di underwriting in aumenti di capitale con «risultati molto positivi» e un’assunzione di inoptato «non sostanziale». Ha quindi confermato che la banca nell’esercizio in corso «sarà molto disciplinata nel rischio».
Al termine del board Tarak Ben Ammar, rappresentante dei soci francesi, ha detto che dietro al management di Piazzetta Cuccia «c’è l’unanimità del consiglio e degli azionisti», e ha aggiunto di pensare che Nagel «resterà a lungo» amministratore delegato. Ben Ammar (che ha anche escluso l’uscita di Groupama), ha aggiunto che «c’è fiducia in Nagel e in tutto il management, con il quale siamo in sintonia per compattezza e visione strategica».
Dopo il consiglio si è riunito il patto di sindacato, che ha deliberato di proporre all’assemblea la conferma dei consiglieri già cooptati e la nomina di Alberto Pecci al posto di Jonella Ligresti. A sostituire invece Salvatore Ligresti nel direttivo del patto è stato designato Gilberto Benetton. La quota di Fonsai (3,83%) che oggi fa indirettamente capo a Unipol, vincolata nell’accordo parasociale, è stata infine trasferita in un conto vincolato presso Bnp Paribas e quindi sterilizzata, come richiesto dall’Antitrust.

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