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Nuovo forfait, tentazioni deboli

Determinazione del reddito su base forfettaria a prescindere dai costi e dalle spese effettivamente sostenute. Indetraibilità assoluta dell’Iva assolta sugli acquisti che, in virtù della citata forfettizzazione dei costi, non potrà nemmeno essere recuperata come componente negativa del reddito. Imposta sostitutiva con un’aliquota fissa del 15%, pari esattamente al triplo di quella prevista nel regime fiscale di vantaggio di cui al decreto legge n. 98 del 2011. Impossibilità di chiudere un esercizio in pareggio o in perdita fiscale, sempre per effetto della suddetta determinazione del reddito su base forfettaria. Rischio di utilizzi distorti da parte dei contribuenti.

Sono queste, in estrema sintesi, le caratteristiche principali del nuovo regime forfettario introdotto nel nostro ordinamento dalla legge di Stabilità 2015.

Un regime che, per come è stato costruito dal legislatore, presta dunque il fianco anche ad interpretazioni disinvolte da parte dei soggetti che aderiranno allo stesso a partire dal prossimo 1° gennaio 2015.

Per comprendere meglio la portata di queste ultime affermazioni facciamo qualche esempio concreto.

Supponiamo che un contribuente decida di iniziare un’attività d’impresa nel corso del 2015 sapendo già che il volume dei suoi ricavi sarà tale da farlo fuoriuscire dal regime forfettario dall’anno successivo. Supponiamo inoltre che il nostro neo imprenditore abbia un coefficiente di redditività ben superiore a quello determinato su base percentuale dal nuovo regime agevolato.

Non essendo stata prevista una clausola di salvaguardia come quella esistente nel regime dei minimi che prevedeva la fuoriuscita immediata, in corso d’anno, quando i volumi di ricavi superavano di oltre il 50% il limite dei 30 mila euro, il nuovo regime forfettario verrà utilizzato anche in situazioni come quella dell’esempio sopra descritto.

Il neoimprenditore usufruirà appieno dei favori del nuovo regime – riduzione a un terzo del reddito per le start-up compreso – per il primo anno di attività passando poi, senza particolari conseguenze, in regime ordinario nell’anno successivo.

Altro utilizzo distorto del nuovo regime potrebbe essere quello di un contribuente già in attività che decide di abbandonare il metodo ordinario al solo fine di «ripulire» alcune anomalie presenti nella sua gestione contabile. Tipico il caso del magazzino gonfiato che per effetto del passaggio al regime forfettario viene di fatto sterilizzato ed azzerato.

Anche lo stesso concetto di forfettizzazione del reddito porta con sé una stortura di base rappresentata dallo scarso, se non addirittura assente, interesse del contribuente alla certificazione dei propri acquisti. Non potendo derivare dagli stessi alcuna utilità, né in termini di imposta sul valore aggiunta né in termini di base imponibile per le imposte dirette ed i contributi previdenziali, il contribuente forfettario potrà tornare a essere «sensibile» agli sconti proposti dai fornitori in cambio dell’occultamento della documentazione relativa agli acquisti effettuati.

Si tratta di situazioni alle quali il regime dei minimi ex dl 98/2011 faceva fronte con specifiche misure ad hoc che impedivano utilizzi troppo spregiudicati dello stesso.

Una delle regole base era quella di far sì che, pur non avendo obblighi contabili, il contribuente minimo era comunque interessato alla certificazione delle spese sostenute che concorrevano alla determinazione della base imponibile sulla quale si determinava il carico fiscale e contributivo.

La rilevanza delle spese faceva sì che in tale regime non si potevano ipotizzare operazioni di restyling contabile come quella relativa alla ripulitura del magazzino sopra ipotizzata.

L’altra regola di base era quella già ricordata della fuoriuscita in corso d’anno – con tutte le conseguenze del caso soprattutto in ambito Iva – nell’ipotesi di superamento di oltre il 50% del limite dei ricavi pari alla fatidica soglia dei 45 mila euro.

Oggi il nuovo regime forfettario, già ribattezzato nuovo regime dei minimi, si presta invece ad utilizzi disinvolti che potrebbero snaturarne, anche di molto, le reali finalità dallo stesso perseguite che coincidono essenzialmente nella semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

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