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Nuovo compromesso sulla vigilanza bancaria

Nonostante segnali positivi provenienti dalla Germania, c’è ancora grande incertezza sulla possibilità che i ministri delle Finanze dell’Unione riescano a trovare un accordo sulla riforma della vigilanza bancaria in Europa. Ancora ieri si sono tenute nuove riunioni a livello diplomatico per allentare i nodi più controversi. La partita più complicata appare quella sulle modalità di voto nell’Autorità bancaria europea che continuerà a regolamentare il mercato unico.
«Stiamo lavorando sotto molta pressione in modo da creare prima di Natale le basi legali di una nuova vigilanza bancaria europea», ha detto domenica in una intervista alla Bild am Sonntag il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. L’Europa, ha assicurato l’uomo politico democristiano, avrà una sorveglianza creditizia nel 2013. Un suo vice, Steffen Kampeter, ha ribadito che agli occhi del governo tedesco solo le banche più grandi dovrebbero essere sorvegliate direttamente dalla Banca centrale europea.
Dopo l’inconcludente Ecofin di martedì scorso, l’ultima bozza di compromesso preparata dalla presidenza cipriota dell’Unione stabilisce che la Bce vigilerebbe sugli istituti più significativi, vale a dire su quelli che hanno attività per oltre 30 miliardi di euro, o che hanno un bilancio superiore al 20% del prodotto interno lordo del loro paese, o che hanno filiali o succursali in almeno tre paesi partecipanti alla vigilanza unica. Le altre banche verrebbero vigilate dalle autorità nazionali.
Il problema dell’articolazione tra centro e periferia ha una valenza operativa, ma anche politica. Se la soglia di 30 miliardi di euro venisse confermata – la Bce preferirebbe un livello più elevato – solo una Landesbank tedesca verrebbe vigilata dall’istituto monetario. Tutte le banche cooperative in Germania rimarrebbero sotto l’egida delle autorità tedesche. Il testo preparato dalla presidenza cipriota stabilisce che la Bce possa recuperare il dossier tutte le volte che lo crede.
Il tema più complicato riguarda il voto all’Eba. Gli inglesi vogliono evitare che nell’organismo comunitario i paesi che partecipano alla vigilanza unica possano avere una maggioranza automatica. Si discutono varie modalità di voto, anche per evitare di creare situazioni nelle quali uno o due paesi possano a un certo punto bloccare la scelta di altri 26 stati membri, nel caso in cui alla vigilanza unica decidano di parteciperare progressivamente tutti o quasi i membri dell’Unione.
Sulla fase transitoria, da un lato il compromesso cipriota apre la porta a un rinvio dell’inizio della vigilanza unica in caso di ritardo operativo. Dall’altro, il testo precisa che l’istituto monetario inizierà la sorveglianza creditizia entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento per tutte quelle banche che hanno chiesto o ricevuto il sostegno dei fondi europei EFSF o ESM. La questione è delicata perché in teoria la vigilanza unica dovrebbe consentire la ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi.
I ministri dell’Ecofin discuteranno della riforma domani. Non è chiaro se riusciranno a trovare un accordo. La questione potrebbe essere trasferita ai capi di stato e di governo che si riuniranno il 13 e il 14 dicembre, sempre a Bruxelles. «Non si può escludere – si chiedeva ieri un diplomatico europeo – che ci sia il tentativo di alcuni paesi di portare il dossier al Consiglio europeo in modo anche di non discutere della riforma della zona euro, argomento principale ma controverso del vertice».

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