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Nuovo colpo a Vw:la Bce congela i bond. E il governo dà l’ultimatum

TORINO – L’ultimo colpo in ordine di tempo arriva da Francoforte, dalla sede della Bce. L’istituto guidato da Mario Draghi blocca l’acquisto dei pacchetti di finanziamento per i clienti Volkswagen costringendo la casa di Wolfsbug a praticare prestiti a tasso più alto per l’acquisto delle auto. Una scelta forse inevitabile da parte della Banca centrale europea dopo il rapido deteriorarsi del valore di Borsa della società. Un colpo duro perché in media tre automobilisti su quattro acquistano l’auto ricorrendo alla rateizzazione. La mossa Bce potrebbe preludere al downgrade delle società di rating. Tutte scelte che finiranno per pesare sui conti della società tedesca in un momento difficile, oltre che, in teoria, sul listino dei prezzi. Il quartier generale di Wolfsburg non sembra ancora aver trovato la strategia per uscire dall’incubo. L’assenza di indicazioni comincia a pesare sull’intero sistema industriale tedesco. Per questo ieri il governo di Berlino, attraverso l’agenzia federale dei trasporti Kba, ha chiesto a Volkswagen di rendere noti “entro il 7 ottobre misure vincolanti e un calendario” per rimettere le auto in regola minacciando in caso contrario di “bloccare la licenza per tutti i modelli interessati”. Un vero e proprio ultimatum. Ma l’impasse in cui si trova Wolfsburg non è semplice: se le auto sotto inchiesta inquinano, non basterà eliminare il softweare che nasconde questa amara verità per farle tornare auto ecologicamente in regola. Dunque si tratta di intervenire sulle centraline per limitare le emissioni, limitando di conseguenza le prestazioni. Scelta che esporrebbe la casa a possibili richieste di risarcimento da parte dei clienti.
Gli effetti economici della crisi Volkswagen si misureranno in Italia entro un mese. Non farà testo il dato delle immatricolazioni di settembre che sarà reso noto giovedì e che riflette ordini accumulati nei mesi precedenti. Il trend si capirà invece dall’andamento degli ordinativi nel mese di ottobre. Mentre il ministro dell’economia Padoan si era detto “preoccupato” per gli effetti dello scandalo in Italia, dove l’indotto Volkswagen è una parte significativa della filiera automotive, ieri Renzi si è dichiarato di parere opposto: “Non sono preoccupato per la crescita dell’Italia perché la crescita dell’Italia è nelle mani degli italiani”. Quanto allo scandalo, “non si tratta di un disastro ambientale ma di una truffa che non inciderà sulla crescita italiana”.
Mentre si tenta di correre ai ripari, la stampa tedesca comincia a rivelare i retroscena dello scandalo. I vertici di Wolsfburg sarebbero stati avvisati fin dal 2007 sui rischi di un uso illegale delle centraline elettroniche in occasione dei test. L’avviso arrivò per lettera dai vertici di Bosch che forniscono l’elettronica della casa tedesca. Sempre in base alle indiscrezioni, nel 2005 la casa costruttrice avrebbe rifiutato di adottare un sistema di abbattimento delle emissioni che sarebbe costato 300 euro in più. Due anni dopo sarebbe cominciata l’adozione del sotftware incriminato.
E un’altra casa tedesca rischia di finire nel mirino degli investigatori. Nel giugno scorso infatti i vertici di Daimler, la casa che possiede il marchio Mercedes, hanno inviato 11 mila lettere ai loro clienti avvisandoli che si rendeva necessaria una revisione del software legato al sistema di emissioni per evitare “possibili inconvenienti con le autorità di controllo”. Il modello sotto osservazione è il van Mercedes Spinter. Dopo le indiscrezioni comparse ieri mattina sulla stampa tedesca, Daimler ha replicato che il richiamo dei suoi modelli “non ha assolutamente nulla a che vedere con gli attuali problemi di Volkswagen”.
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