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Nuovo allarme sul debito Usa

L’amministrazione di Barack Obama lancia un nuovo e duro allarme sul tetto del debito americano. Senza accordi con il Congresso che lo innalzino, esaurirà le manovre contabili straordinarie che le consentono di rimanere entro il limite di legge di 16.700 miliardi di dollari entro metà ottobre, esponendo gli Stati Uniti allo spettro di paralisi e default e i mercati e l’economia a danni «irreparabili».
L’avvertimento, opera del segretario al Tesoro Jack Lew, ha almeno in parte scopo preventivo: evitare il ripetersi di pericolose battaglie politiche tra repubblicani e democratici in Parlamento che ripropongano lo scenario dell’estate del 2011. Allora lo scontro politico sul debito costò a Washington il rating Tripla A da parte di Standard & Poor’s. Ma il monito dà inedita urgenza al dramma politico del debito: tra gli analisti e i politici si era diffusa di recente la convinzione, che grazie a miglioramenti nelle finanze pubbliche, il Tesoro potesse avere a disposizione forse anche fino a dicembre o gennaio.
La continua fragilità dell’economia, oltretutto, alza ancor più la posta in gioco di un compromesso: frenate nell’industria e nel settore immobiliare – i prezzi delle case misurati dall’indicatore Case-Shiller e saliti dello 0,9% tra maggio e giugno – hanno fatto ipotizzare una crescita forse inferiore al 2% nel terzo trimestre. Questo mentre incognite esistono anche sulla politica monetaria della Fed che studia un graduale ritiro dello stimolo straordinario del Quantitative Easing per scongiurare rischi e distorsioni su mercati troppo gonfi di liquidità.
La partita sul debito ha ancora tutto il tempo per essere risolta. Ma le posizioni dei duellanti al momento sono distanti: i repubblicani sembrano puntare proprio sul tetto del debito per ottenere concessioni alla loro agenda di austerità. Hanno ammorbidito la posizione sul budget governativo, necessario a finanziare le attività dell’amministrazione e tenere aperti gli uffici federali già dal primo ottobre, quando scatta il nuovo anno fiscale. Anche se resta da vedere se sarà possibile sostituire i tagli automatici di spesa previsti del “sequester” con risparmi e imposte più ragionevoli come chiesto dalla Casa Bianca. Hanno però indurito la sfida sul tetto dell’indebitamento: «Nessun aumento senza veri tagli alla spesa», ha fatto sapere la leadership del partito. Che, anzitutto alla Camera, potrebbe in particolare invocare drastiche riduzioni della riforma sanitaria, cioè di una delle maggiori conquiste legislative del presidente i cui principali provvedimenti cominceranno a entrare in vigore quest’autunno. La Casa Bianca è rimasta ferma sulla propria posizione: sul tetto del debito rifiuta ogni negoziato, facendone una questione di principio per il Paese.
«Proteggere l’assoluta credibilità del credito degli Stati Uniti è la responsabilità del Congresso – ha scritto il Segretario al Tesoro Lew in una lettera indirizzata esplicitamente allo speaker repubblicano della Camera John Boehner – solo il Congresso può estendere la capacità del governo di indebitarsi. E il mancato rispetto di una simile responsabilità provocherebbe danni irreparabili all’economia americana».
Lew ha stimato che a metà ottobre il Governo americano avrà a disposizione solo 50 miliardi di dollari in contanti, spiccioli che potrebbero durare pochi giorni per rispettare obblighi e pagamenti. Il Tesoro ha da mesi frenato la marcia di avvicinamento alla crisi rinviando o sospendendo versamenti, ad esempio alcuni contributi pensionistici. Ma ha solo potuto guadagnare tempo: nonostante i miglioramenti dell’economia che stanno riducendo il deficit, il passivo annuale dei conti pubblici rimane e, alla fine dell’attuale anno fiscale, dovrebbe comunque attestarsi a circa 600 miliardi aumentando le tensioni. Obama ha anche aperto trattative con una pattuglia di repubblicani moderati per cercare una tregua e rilanciare ipotesi di grandi accordi sul futuro di deficit e spesa. Sforzi che minacciano di infrangersi sullo scoglio del tetto del debito.

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