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Nuovi timori su Mps, il titolo affonda

Per il Montepaschi sembra non esserci tregua. Ieri ha subìto un tracollo in Borsa: -6,8% a 0,46 euro toccando i nuovi minimi storici. Adesso vale circa 2,5 miliardi, pari all’aumento di capitale che dovrà portare a termine entro maggio. Praticamente dimenticato dal mercato il maxiaumento da 5 miliardi di sei mesi fa (servito a rimborsare 3 miliardi di aiuti di Stato, i Monti bond), la preoccupazione è che il peggio non sia passato. 
Già la banca deve fare fronte a 2,1 miliardi di deficit patrimoniale emerso dallo stress test della Bce, per il quale Mps conta sulla ricapitalizzazione, su 200 milioni di cessioni e su un possibile sconto da parte di Francoforte. Ieri sono stati venduti a Fortress 4 mila sofferenze per 380 milioni nominali: «l’impatto a conto economico e sullo stato patrimoniale non sarà significativo», ha chiarito la banca, ma aiuterà ad alleggerire l’onere amministrativo e di gestione. Finora sono 16 mila le posizioni cedute per 1 miliardo di euro totale.
Ma non solo: due interviste in Germania e in Austria del presidente di Mps, Alessandro Profumo, hanno alimentato speculazioni su maxiperdite in arrivo nel quarto trimestre come effetto dei 4,2 miliardi di accantonamenti e rettifiche emersi dall’esame della Bce (asset qualità review). Finora la banca ne ha registrato solo 1,1 miliardi. Dunque ne mancherebbero altri 3 circa, solo parzialmente coperti (per 900 milioni secondo i calcoli di Equita sim). E c’è di più: Profumo ha detto che anche nel 2015 la banca potrebbe registrare ulteriori svalutazioni dei crediti verso le pmi, a causa della crisi che perdura.
La banca insomma ha bisogno di un partner: «Credo che ci integreremo con un altro gruppo, spero sia qualcuno che abbia a mente l’interesse degli stakeholder. La nazionalità non conta», ha detto Profumo all’austriaco Der Standard. Bisognerà vedere se l’attuale management (Profumo e il ceo Fabrizio Viola) resterà in sella: il consiglio scade in primavera e toccherà ai soci pattisti Fondazione Mps e i sudamericani Fintech e Btg Pactual, insieme al 9%, esprimersi sui vertici.
E c’è incertezza anche sull’altra banca bocciata dalla Bce, Carige, anch’essa ieri in forte perdita: -4,5% a 0,055 euro. La fondazione Carige ha rinviato a gennaio ogni decisione sulla necessità o meno di un aumento di capitale superiore ai 700 milioni preventivati «perché la banca deve ancora attendere il parere della Bce».

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