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Nuovi statuti e un capo a tempo pieno Ecco la riforma della banca vaticana

Un nuovo assetto dello Ior, con nuovi statuti, e un nuovo presidente, all’interno della complessiva riorganizzazione delle finanze vaticane. Dopo un anno di transizione che ha coinciso con il primo anno di Pontificato di papa Bergoglio, per la cosiddetta banca vaticana è iniziata la fase due. 
Decisioni ai massimi livelli saranno prese nei lavori del cosiddetto «C8», il Consiglio degli otto cardinali provenienti da tutti i continenti che aiutano il Papa nella riforma della Curia, Consiglio che è iniziato ieri e che durerà fino a venerdì prossimo, 4 luglio. «C8» che di fatto è diventato un «C9» perché vi partecipa ormai sempre anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Questa settimana si riunirà anche la Commissione cardinalizia di vigilanza sull’Istituto, presieduta dal cardinale Santos Abril y Castelló, cui spetta la nomina dei vertici, e questo ha fatto crescere le voci circa un possibile immediato avvicendamento sulla poltrona numero uno. Secondo John Allen del Boston Globe, ciò potrebbe avvenire sabato prossimo 5 luglio, dopo una riunione del nuovo Consiglio per l’economia.
Si tratta del terzo scossone in tre anni, con la partenza immediata dell’uomo d’affari tedesco Ernst von Freyberg, già questa settimana. Altri ritengono più probabili le dimissioni la settimana prossima, dopo la presentazione del bilancio 2013.
Si pensa infatti che i nuovi statuti della banca, in accordo con la sua rinnovata missione al servizio della Chiesa universale, facciano di quello del presidente un lavoro a tempo pieno, con una posizione che sia residenziale, cioè con il presidente che lavori tutta la settimana nel Torrione di Niccolò V (e non solo tre giorni a settimana come prevedeva il contratto di Ernst von Freyberg ) e che viva in Vaticano, o quanto meno a Roma. «Ci vuole una personalità forte che prenda in mano decisamente l’Istituto in questa fase — si diceva ieri dentro le Mura leonine — e che ristrutturi dall’interno l’Istituto».
Secondo alcune fonti, von Freyberg, che faceva avanti-indietro con la Germania, avrebbe scelto di ricongiungersi con la sua famiglia. Ma al riguardo non c’è alcun commento da parte dei portavoce dello Ior che ieri si sono limitati a dire: «Stiamo lavorando alla pubblicazione del rapporto annuale, nel quale si chiarirà quanto fatto nell’ultimo anno». Il futuro dell’incarico a von Freyberg, inoltre, «rientra — sempre secondo lo Ior — in un discorso più ampio, che riguarda la riforma della governance e la ridefinizione delle funzioni dell’Istituto».
E che l’uscita del presidente von Freyberg sia ormai «possibile» lo conferma anche il fatto che cominciano a circolare nomi di suoi successori: tra i candidati, Jean-Baptiste de Franssu, un finanziere francese della corrente «anglo-maltese» legata all’economista Joseph F. Zahra, già presidente della Commissione referente sulle strutture economico-amministrative vaticane e ora uno dei membri laici del Consiglio per l’Economia. Ma non si esclude l’arrivo di un outsider — si fa il nome di un esponente della finanza «mitteleuropea» — meno legato agli schieramenti esistenti.
Il quotidiano cattolico francese La Croix ha scritto che von Freyberg non sarebbe riuscito a stabilire una relazione di fiducia con il Papa e che è stato eletto con il mandato preciso di ristrutturare la burocrazia e le finanze vaticane, tanto da non essere mai stato ricevuto in udienza personalmente da Francesco. Il Papa in ogni caso ha rifiutato l’opzione di sopprimere tout court lo Ior.
Von Freyberg aveva dato incarico alla società Promontory di rivedere i 19 mila conti dello Ior, 1.400 di essi sono stati chiusi in quanto appartenenti a persone che non ne hanno più diritto, mentre sono state oltre duecento, l’anno scorso, le segnalazioni per operazioni sospette di riciclaggio.

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