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Nuovi soci, World Duty Free vola

Al mercato le aggregazioni piacciono, soprattutto se ambiscono a creare un gigante mondiale. Lo ha dimostrato ieri, in una seduta euforica che ha spinto il titolo di World Duty Free della scuderia Benetton verso un rialzo del 3,06% a 7,57 euro in fine di giornata. Il motivo sono le indiscrezioni di un ormai imminente fusione tra la controllata al 51% di Edizione holding e un altro big del retail aeroportuale. Un’informazione che il mercato ha già digerito, visto che nell’ultimo mese il titolo Wdf è cresciuto di oltre il 10%. Se il futuro socio non è ancora stato scelto, sono però chiare e ravvicinate in casa Benetton le tappe verso l’aggregazione. 
La fila dei pretendenti alla porta è lunga. Arriva fino a Seul dove Lotte, il più grande gestore di duty free in Corea, si è fatto avanti per guadagnare un presidio a Occidente. E così ha fatto la conterranea Shilla, braccio dello shopping di Samsung. Tutte realtà che il presidente di Wdf, nonché ceo di Autogrill, Gianmario Tondato da Ruos, conosce bene. Adesso si fanno avanti perché il percorso è tracciato e qualche consulente, come Mediobanca e Deutsche Bank, messo al lavoro senza mandato. Il primo passo è stato la nomina del numero uno Eugenio Andreades, che condivide appieno la linea di Ponzano Veneto. Il presidente Gilberto Benetton e la sua squadra vogliono accasare i duty free con una fusione, uno scambio di carta contro carta, per il quale l’azionista è disponibile a mettere il gioco il 51% e scendere, a seconda dei valori, anche al 20-25% dell’aggregato che salirebbe sul podio di leader mondiale (il modello è Atlantia). Purché il progetto crei valore. Il sogno veneto è la quotazione a Londra, dove Wdf realizza il 40% dei ricavi. Dipenderà dall’alleato, meglio se quotato. Il più volitivo è Dufry, listata a Zurigo, 3,5 miliardi di franchi di fatturato. C’è anche Lagardère, con un modello di business vicino a quello di Wdf. Poi i tedeschi della Heinemann, presenti in 25 aeroporti. Ecco la rosa dei candidati veri. Prima ci vorrà il piano, anche di tagli, la ricerca di alleati locali in Usa. L’obiettivo è chiudere entro il 2015.

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