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Nuovi ristori con base annuale ma l’indennizzo è per due mesi

Lo scontro sui ristori bimestrali ipotizzati dalle prime bozze del decreto intitolato ai «Sostegni» ora in programma per venerdì al consiglio dei ministri spinge le quotazioni di un meccanismo di calcolo alternativo. Che guarda alle perdite subite dalle partite Iva nel 2020 rispetto al 2019: ma non amplia, di fatto, l’orizzonte di copertura degli aiuti statali, che rimarrebbe ancorato a un periodo di due mesi. Vediamo perché.

La tensione nel governo era salita nei giorni scorsi dopo le prime ipotesi che parametravano la nuova tornata di aiuti alle perdite subite da autonomi e microimprese nei primi due mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2019. Un’architettura del genere avrebbe archiviato il tema, promesso da tutti i partiti negli atti parlamentari, del meccanismo «perequativo» per aiutare chi era stato penalizzato o ignorato dai ristori dell’anno scorso. Lo stesso effetto non si avrebbe con il meccanismo alternativo studiato dal governo: la base di calcolo sarebbe rappresentata dalla perdita media mensile subita nel 2020 rispetto al 2019. Il risultato sarebbe moltiplicato per due. E a questo “valore doppio” sarebbero parametrati gli aiuti (sotto forma di bonifici o crediti d’imposta a scelta dell’interessato), articolati in quattro fasce e non nelle tre disegnate dalle prime bozze.

Un esempio aiuta a districarsi in questi parametri per capirne gli effetti sostanziali. Un commerciante (o un professionista) che ha fatturato 240mila euro nel 2019 si è fermato a 120mila euro nel 2020. La perdita media mensile è quindi 10mila euro (120mila diviso 12), e il valore di riferimento diventa di conseguenza 20mila euro (la perdita mensile moltiplicata per due).

A questo valore si applicherebbero le percentuali di indennizzo articolate in quattro fasce: 30% per chi ha fatturato fino a 100mila euro nel 2019, 25% per chi si è attestato fra 100mila e 400mila (come nell’esempio), 20% fino a un milione e 15% fino a 5 milioni. Nel caso raccontato sopra, quindi, l’aiuto sarebbe di 5mila euro.

La distribuzione cambierebbe, per seguire i variegati effetti stagionali subiti nel 2020 dalle diverse attività economiche, ma il peso specifico dei singoli aiuti rimarrebbe analogo a quello dell’ipotesi ancorata ai primi due mesi del 2021. Con l’abbandono dei confini tracciati dai codici Ateco, del resto, la platea dei destinatari si amplia enormemente, e abbraccia fra l’altro almeno 800mila professionisti esclusi dai ristori di fine 2020, e con lei aumentano i costi. Per questi interventi ci sono oggi 10 miliardi; e la nuova recrudescenza pandemica rischia di imporre una nuova ricerca di deficit per finanziare un ulteriore giro di sostegni. Anche perché lo sguardo che si rivolge al 2020 lascierebbe scoperte le chiusure di quest’anno: un limite particolarmente evidente per gli operatori del turismo invernale, a cui sarebbero destinati 600 milioni da distribuire attraverso le regioni.

Un’altra novità in cantiere riguarda i meccanismi di spesa dell’aiuto per chi sceglie la via del credito d’imposta. Il bonus, secondo le norme ora in costruzione, potrebbe essere utilizzato in compensazione negli F24, diventando quindi immediatamente spendibile senza dover attendere le prossime dichiarazioni dei redditi.

Nel capitolo enti locali dovrebbe entrare anche il rinvio di un anno delle sanzioni, in termini di accantonamenti obbligatori, legate al rispetto dei tempi di pagamento. Confermato l’aumento del fondone Covid per un miliardo, 250 milioni all’imposta di soggiorno e lo slittamento al 30 luglio dei termini per le tariffe Tari.

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