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«I nuovi Pir devono guardare anche alle Pmi non quotate»

«Le modifiche del Governo vanno nella direzione giusta, perché tentano di coniugare la brillantezza dei risultati di raccolta con il finanziamento delle piccole medie imprese. Finora questo circuito non è arrivato in maniera efficace alle pmi e in particolare alle realtà non quotate. È un tentativo di invertire la situazione che vede la nostra approvazione». Così Matteo Zanetti, presidente del gruppo Tecnico Credito e Finanza di Confindustria e Presidente dell’Advisory Board di Borsa Italiana dedicato ad Aim Italia ha commentato le modifiche al segmento dei Pir inserite nella Manovra.
Dottor Zanetti, da giorni non si fa che discutere delle modifiche che la manovra ha introdotto per i Pir. Quali sono le sue riflessioni?
Entrando nel merito delle due misure introdotte (3,5% da destinare all’Aim e 3,5% al venture capital, ndr), la nostra proposta è che il 3,5% possa essere investito non solo sull’Aim, come previsto dalla manovra, ma anche sulle aziende non quotate. E poi penso che il grande problema sia il disallineamento tra l’entrata in vigore della norma e i decreti attuativi.
E come potrebbe essere risolta questa situazione ?
Correggendo l’assunto di base e facendo coincidere l’entrata in vigore della norma con i decreti attuativi, altrimenti il rischio è che si blocchi il mercato.
Il timore diffuso, oltre agli eventuali problemi di liquidabilità del fondi aperti con i nuovi obblighi di legge, è che il mercato del venture capital non abbia le dimensioni adatte. Lei cose ne pensa? 
È vero, il mercato del venture capital in Italia è poco sviluppato rispetto all’Europa, quindi un suggerimento potrebbe essere quello di permettere al gestore di poter scegliere quanto di questa percentuale cumulativa del 7% destinare all’Aim o ad altre aziende non quotate e quanto al venture capital. Può darsi che il focus del Governo sul venture capital poi porti medio tempore a uno suo sviluppo concreto, e io me lo auguro, però non vorrei che nel contempo si bloccasse uno strumento di raccolta positivo come è il Pir.
Quindi?
Quindi serve il dialogo e non la polemica. Tutte le proposte devono arrivare a chi governa in modo che vengano recepite perché tutti abbiamo a cuore che continui ad arrivare questa benzina nell’economia delle pmi e che si possa alimentare il circuito dei finanziamenti.
Le possibili alternative?
Per esempio proporre incentivi fiscali sugli Eltif che esistono a livello europeo. In questo modo si potrebbe disporre di uno strumento ulteriore che per sua natura investe già nelle pmi non quotate. Penso anche a strumenti che investano negli immobili della imprese che possono offrire rendimenti nell’ordine del 6 e 7% sugli immobili industriali e poi utilizzare le risorse che derivano dalla vendita degli stessi per finanziare investimenti nella tecnologia e per l’industria 4.0. È un tema che abbiamo più volte proposto all’industria del risparmio chiedendo strumenti adatti ad assecondare le caratteristiche uniche del mondo industriale italiano.
Non solo Pir quindi?
Esatto, a patto che gli incentivi fiscali vengano dati anche ad altri strumenti in modo di metterli tutti sullo stesso livello. In sostanza, se il Pir non può essere snaturato perchè soggetto ai riscatti, allora servono strumenti più compatibili allo scopo. Gli sforzi li devono fare tutti. E noi chiediamo all’industria del risparmio gestito di allineare il successo della raccolta all’obiettivo per cui lo strumento è stato creato, cioè finanziare le pmi.

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