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Nuovi oneri solo con tariffario

Meno burocrazia per cittadini e imprese. È l’obiettivo di due decreti messi a punto dal ministero della Pubblica amministrazione e vicini al traguardo. Con il primo, attualmente all’esame della Corte dei conti, si chiede che ogni nuovo atto amministrativo di carattere generale contenga il consuntivo degli adempimenti introdotti e di quelli eliminati. Il secondo, prossimo alla «Gazzetta Ufficiale», fa un passo ulteriore e cerca di quantificare, attraverso un apposito tariffario, quanto costa alla collettività ogni onere amministrativo di nuovo conio. L’obiettivo di entrambi i provvedimenti è di tenere sotto controllo la burocrazia e di fare in modo che gli obblighi a carico di cittadini e imprese non crescano. Semmai, si riducano.
I due decreti, che rendono attuative alcune disposizioni dello Statuto delle imprese (legge 180/2011) e si saldano con le novità del decreto “semplifica-Italia” (Dl 5/2012), sono complementari. Il primo, infatti, impone la trasparenza: ogni amministrazione deve preoccuparsi, nella predisposizione di un nuovo atto normativo di carattere amministrativo, di stilare l’elenco degli adempimenti, esclusi quelli di natura fiscale, introdotti e di quelli tagliati. Non solo, deve anche pubblicare quell’elenco sul proprio sito istituzionale.
L’altro decreto permette di calcolare in moneta sonante quanto quegli oneri costano a chi vi deve adempiere. Per questo è stato messo a punto dalla Pubblica amministrazione, in collaborazione con le associazioni imprenditoriali, un vero e proprio tariffario con differenti voci, costruito sulla base del tempo richiesto al dipendente per adempiere all’onere e dell’onorario, laddove necessario, del consulente.
L’acquisizione della modulistica ha, per esempio, un costo che varia da 10 a 70 euro. La forbice è, in questo caso, dovuta alla facilità o meno di reperire i documenti: se disponibili online il costo è basso (10 euro), se invece ci si deve recare presso l’ufficio che si trova in un’altra città, l’esborso cresce (70 euro). Il criterio si ripete, seppure con riferimento ad altre variabili (per esempio, nel caso della compilazione di un’istanza entra in gioco la complessità delle informazioni richieste), per tutte le altre voci. A titolo esemplificativo, si può così quantificare che una denuncia di malattia professionale costa a un’impresa – tra acquisizione della modulistica, compilazione, trasmissione e archiviazione – circa 150 euro a pratica.
Stesso discorso per gli oneri gravanti sui cittadini, anche se in questo caso i parametri di calcolo sono stati espressi in minuti, cioè nel tempo necessario per sbrigare una pratica. Si tratta, in ogni caso, di un indicatore che dovrà essere tradotto in euro, così da poter rendere il sistema di calcolo omogeneo con quello adottato per le imprese.
Tariffari alla mano, ogni amministrazione dovrà, quando predispone una nuova normativa, calcolare quanto costano gli eventuali oneri amministrativi introdotti e fare poi il saldo con quelli eventualmente eliminati. A fine anno si potrà fare un bilancio generale di quanto si è risparmiato. Perché l’obiettivo è ridurre gli adempimenti, eliminando quelli ridondanti o semplificando le procedure, così da limare ulteriormente quei 26,5 miliardi annui che rappresentano il costo complessivo degli oneri amministrativi (esclusi quelli fiscali). Importo che dal 2008, cioè da quando la legge 133 ha fatto debuttare l’operazione taglia-oneri, a oggi si è ridotto di 8 miliardi. Con, però, un’avvertenza: si tratta di cifre calcolate sulla carta, proiettando nel tempo gli effetti dei provvedimenti di semplificazione fin qui varati. La vera sfida è ora tradurre quei provvedimenti in pratica.

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