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Nuovi minimi, una deduzione

Una sola deduzione per i nuovi minimi. Salvo le perdite pregresse a regime, l’unico abbattimento consentito dal forfait è costituito dai contributi previdenziali. Per le start up, inoltre, dopo aver scomputato i contributi, si applicherà la riduzione di 1/3 del reddito rimanente.

Il nuovo regime agevolato per le piccole imprese ed i professionisti introdotto dalla legge di stabilità 2015, presenta alcuni aspetti da approfondire in relazione al forfait e alla riduzione del reddito di 1/3 per le start up. Il reddito si determina in modo molto semplificato, applicando una percentuale sui ricavi o sui compensi che varia a seconda della tipologia di attività (tab. Ateco). L’unica deduzione prevista è costituita dai contributi previdenziali, ma anche le perdite pre adozione del regime agevolato possono essere scomputate dal reddito determinato a forfait. Questo vuol dire anche che non possono essere applicati gli ammortamenti sui beni strumentali, ad esempio, e che non incidono in alcun modo le spese sostenute e le rimanenze, mentre sul fronte dell’imputazione dei ricavi o compensi il riferimento alla percezione depone per l’adozione del criterio di cassa. Eventuali eccedenze rispetto al quantum determinato a forfait possono essere dedotte dal reddito complessivo, ai sensi dell’art. 10 del Tuir. Quindi anche i contributi non si traducono in una perdita ma semmai riducono altri redditi che non vanno soggetti a sostitutiva. Rispetto al caso dei contribuenti in contabilità semplificata con il nuovo regime forfettario, pertanto, la sola possibilità di interferenza con redditi di altra natura può derivare dalla incapienza dei suddetti contributi previdenziali. Tale effetto si pone in rotta di collisione con principi basilari del nostro sistema tributario tesi a garantire, in un modo o in un altro, la posizione di un soggetto in difficoltà economica (perdita) anche in un ottica pluriennale o comunque assicurando lo scomputo infrareddito, ma rappresenta l’altra faccia di una medaglia che offre numerosi vantaggi, primo fra tutti l’applicazione della sostitutiva al 15% e il mancato concorso del reddito agevolato alla curva delle aliquote applicata sui restanti redditi. Con i sistemi di determinazione forfettaria del reddito si pone, generalmente, la questione dell’eventuale assorbimento di agevolazioni che incidono sulla base imponibile a mo’ di deduzione o comunque nell’ambito di precise disposizioni di sistema, le quali non attengono all’erosione del reddito determinata in via forfettaria e quindi si riversano concettualmente in una perdita. Attualmente non vi sono norme di questo tipo (come ad es. la cd. Tremonti-ter, l’ultima agevolazione sui beni strumentali si traduce in un credito d’imposta) ma la relativa introduzione è un fatto ricorrente nel sistema tributario. Qualche dubbio potrebbe comunque maturare in ordine alla sorte delle deduzione da Irap nel primo anno di attuazione del regime di favore e versata a saldo in relazione all’annualità precedente (regime ordinario e quindi con il versamento dell’Irap). Per altri versi, anche la posizione del contribuente che detiene partecipazioni in una società di capitali (non in regime di trasparenza) e percepisce gli utili in regime di impresa, desta qualche perplessità. Si potrebbe sostenere che le suddette partecipazioni non rilevano ai fini dell’applicazione del forfait, che concerne solo i ricavi, ma appare illogico che a fronte dei «frutti» di questi beni produttivi di reddito, di per se non collegati direttamente all’azienda, non emerga una corrispondente tassazione. Nel caso in cui però le stesse partecipazioni concorrano alla determinazione del forfait occorrerebbe comunque applicare, pro quota, le defalcazioni comunemente previste in ossequio all’esigenza di evitare doppie imposizioni, e tenendo conto anche delle altre deduzioni e dello scomputo di eventuali perdite pregresse, si potrebbe porre il problema di gestire eventuali perdite formatesi in costanza di applicazione del regime agevolato. Infine il reddito determinato a forfait è ridotto di un terzo, ossia rileva per i 2/3. In realtà l’importo da decurtare dovrebbe essere al netto dei contributi previdenziali deducibili, poiché il comma 65, articolo unico, della legge n. 190/2014 rinvia pedissequamente al reddito determinato ai sensi del comma 64, che contempla anche la predetta deduzione. Appare chiaro che la questione assume un qualche rilievo pratico, poiché dato un reddito pari a 100 e contributi pari a 10 un conto è applicare prima la deduzione da contributi, secondo la soluzione che la norma sembra suggerire, pervenendo ad un reddito pari a 60 (ossia i 2/3 di 90) e un conto è invece applicare prima la riduzione ai 2/3 e solo successivamente applicare la suddetta deduzione, dichiarando un reddito pari a 56 (2/3 di 100-10).

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