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Nuovi interrogatori dei Pm sull’operazione Antonventa

A Siena proseguono gli interrogatori sull’inchiesta sul Monte dei Paschi. Ieri è stato ascoltato Tommaso Di Tanno, ex presidente dei revisori dei conti, indagato per ostacolo alla vigilanza sul caso Antonveneta. Secondo gli inquirenti senesi, infatti, tutti e tre i sindaci revisori (oltre a Di Tanno, anche Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti) avrebbero collaborato, ovviamente in modo meno centrale, alla realizzazione della complessa operazione finanziaria messa in piedi per acquistare Antonveneta dal Santander nel 2008, per 9,3 miliardi.
Ieri Di Tanno per circa 4 ore ha risposto alle domande dei procuratori Nastasi, Natalini e Grosso, titolari dell’inchiesta. Il clima è stato abbastanza tranquillo e collaborativo. Non ci sarebbero state domande a cui l’indagato non ha voluto rispondere e per gli inquirenti il confronto è stato interessante per la ricostruzione della vicenda. In seguito saranno sentiti anche gli altri due sindaci revisori, ma le date devono essere ancora fissate.
Due giorni fa è intanto già stato ascoltato anche Daniele Pirondini, ex direttore dell’area Finanza di Mps, indagato per ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato. Il manager è stato interrogato due volte, per tre ore consecutive. Anche in questo caso il clima sarebbe stato collaborativo.
Ieri i pm hanno inoltre avvisato i vertici del Monte dei Paschi che, a partire da ieri, avranno tre mesi di tempo per presentare una querela contro l’ex presidente Giuseppe Mussari per la vendita di alcuni immobili a Valorizzazioni Immobiliari (Vim), la società sulla quale la procura di Siena ha svolto alcuni accertamenti nell’ambito dell’inchiesta su Millevini, il ristorante dell’Enoteca Italiana la cui gestione era stata affidata ad una società esterna senza gara. In quest’inchiesta sono indagate cinque persone. Nel corso degli accertamenti su Vim i magistrati avrebbero scoperto l’utilizzo di corsie preferenziali per la vendita di alcuni immobili, in modo da favorire personaggi legati al cosiddetto “gruppo della birreria”, di cui faceva parte anche lo stesso Mussari.
Sui comportamenti dell’ex presidente, relativi a quest’ultimo dossier, la procura di Siena potrebbe dunque accendere un faro con l’ipotesi di infedeltà patrimoniale a danno di Mps (che controllava Vim). Per procedere gli inquirenti hanno tuttavia bisogno di una querela di parte, che solo i nuovi vertici del Monte, oggi ufficialmente informati nella persona dell’ad Fabrizio Viola, possono presentare.
Ieri Viola è stato anche ascoltato in mattinata dai pm sul suicidio del capo della comunicazione della banca, David Rossi, che non era coinvolto nelle indagini. Rossi si è ucciso il 6 marzo scorso gettandosi dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, a Siena, e la procura ha subito aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, un atto tecnicamente dovuto per gli inquirenti.
I pm hanno prima valutato i tabulati dei cellulari, schede sim e telefono fisso, non trovando nulla di significativo; ora stanno studiando le mail, e qualcuna potrebbe essere ritenuta «interessante». Tuttavia i procuratori ad oggi sono orientati a ritenere che il gesto di Rossi sia dovuto ad un insieme di cause: dallo stress accumulato per l’inchiesta su Mps, che da un anno vede coinvolte persone a lui legate da rapporti di fiducia professionale e da amicizia, ai motivi personali, tra cui un lutto recente. Secondo quanto riferiscono fonti giudiziarie, non ci sono riscontri alle voci di un clima di sfiducia che il manager potrebbe aver avvertito intorno a sé dentro la banca. Anzi, tutto il contrario: Rossi era stato da poco nominato all’interno di un comitato direttivo, cioè un gruppo di “saggi” che affiancano l’ad Viola nelle scelte strategiche.

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