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Nuovi interpelli con silenzio-assenso

La strategia da seguire in relazione alla convenienza che si rileva dal confronto delle vecchie e delle nuove regole in materia di interpello è sostanzialmente di aspettare il 1° gennaio 2016. Infatti da quella data entreranno in vigore le nuove regole in materia di interpelli contenute nel decreto legislativo 156/2015 attuativo della legge delega fiscale 23/2014. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore, dovranno comunque essere emanati appositi provvedimenti dei direttori delle Agenzie fiscali con cui stabilire le regole più strettamente procedurali, quali le modalità di presentazione delle istanze, gli uffici a cui trasmetterle e quelli da cui proverranno le risposte, con le relative modalità di comunicazione.
La fase transitoria
Il legislatore delegato si è preoccupato per questo di regolamentare la fase transitoria in relazione a quelle istanze di interpello che dovessero essere presentate prima dell’emanazione dei provvedimenti direttoriali. A queste istanze si renderanno infatti applicabili le disposizioni procedurali in vigore al momento di presentazione dell’istanza. Questo significa che mentre la disciplina di matrice più squisitamente sostanziale degli interpelli sarà comunque operativa dall’inizio del 2016, per quelle regole procedurali che non sono già puntualmente individuate nel corpo del decreto legislativo 156 del 2015, sino all’emanazione dei nuovi provvedimenti direttoriali, occorrerà continuare a fare riferimento ai decreti ministeriali a oggi in vigore. Va infatti ricordato come, in sede di attuazione della delega fiscale, oltre alla rimodulazione delle diverse tipologie di interpello e alla individuazione degli effetti sostanziali agli stessi ricollegati, sono state dettate, già a livello di norma primaria, le norme su legittimazione e presupposti, contenuto delle istanze, istruttoria e cause di inammissibilità delle richieste di parere formulate all’amministrazione finanziaria.
I benefici della riforma
Nella sostanza, dal 1° gennaio 2016 sarà già possibile avvalersi dei vantaggi derivanti dalla nuova disciplina degli interpelli, quale ad esempio la contrazione a 90 giorni dei termini per la risposta a un interpello ordinario, a fronte degli attuali 120. Analogamente, l’amministrazione potrà chiedere un’integrazione documentale ma è obbligata a rendere la risposta entro 60 giorni dalla ricezione della stessa documentazione, rispetto agli attuali ulteriori 120 giorni. Soprattutto, pur in carenza delle regole operative di dettaglio, dal 1° gennaio 2016 verrà meno l’obbligatoria presentazione di una serie di istanze quali, ad esempio, quelle disapplicative della normativa Cfc (Controlled foreign companies), delle società di comodo, delle operazioni intercorse con Paesi black-list e per l’accesso al consolidato mondiale o per la continuazione del consolidato nazionale in occasione di operazioni di riorganizzazione. Il venire meno dell’obbligo di presentazione è correlato anche alla possibilità di non adeguarsi alla eventuale risposta negativa ricevuta.
Il monitoraggio
Queste semplificazioni per i contribuenti vengono bilanciate dall’opposta esigenza di assicurare comunque all’amministrazione finanziaria un monitoraggio su tali situazioni ritenute potenzialmente elusive. Per questa ragione, sarà necessario segnalare in dichiarazione dei redditi la mancata presentazione dell’istanza o la risposta negativa ricevuta. Non segnalare questa circostanza comporta peraltro l’applicazione di una specifica sanzione. Infatti, il decreto legislativo 158/2015 di revisione del sistema sanzionatorio ha, a tal fine, modificato e aggiornato l’articolo 8 del decreto 471/97 circa l’incompleta o inesatta indicazione nelle dichiarazioni fiscali di ogni elemento prescritto per il compimento dei controlli. È stato infatti aggiunto il nuovo comma 3-quinquies che punisce con una sanzione amministrativa da 2mila a 21mila euro i contribuenti che non segnalano in dichiarazione la mancata presentazione dell’interpello oppure la risposta negativa ricevuta dal Fisco nei casi in cui la procedura di interpello era obbligatoria. La sanzione è invece proporzionale al reddito o ai proventi quando l’omessa o incompleta comunicazione riguarda le Cfc, i dividendi e le plusvalenze per partecipazioni in imprese localizzate in Paesi black-list.
Il silenzio assenso
Un altro profilo che milita per attendere il 2016 per presentare l’istanza di interpello è che la mancata risposta nei termini previsti per i nuovi interpelli determina in modo generalizzato un effetto di condivisione del fisco alla soluzione prospettata dal contribuente. Infatti, il silenzio assenso ora opera egualmente per tutte le diverse ipotesi di interpello.
Fino al 31 dicembre 2015
Invece, per gli interpelli che saranno presentati entro il 31 dicembre 2015, dovrebbero continuare a valere le regole previgenti, non solo quelle di natura procedurale ma anche e soprattutto quelle di matrice sostanziale. Il condizionale è d’obbligo in quanto il dato testuale dell’articolo 8, comma 4 del decreto 156/2015 per le istanze presentate prima dell’emanazione del provvedimento direttoriale sembrerebbe richiamare l’operatività solamente delle disposizioni procedurali e non anche di quelle sostanziali.

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