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Nuovi incentivi a chi assume con la solidarietà

Arriva la staffetta generazionale. Nel decreto legislativo, correttivo del Jobs act, oggi all’esame del consiglio dei ministri, non c’è solo la stretta sui voucher che diventano tracciabili con una sanzione da 400 a 2.400 euro per il datore che non manda l’sms o la mail all’ispettorato del lavoro, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione del voucherista. Ma c’è pure una norma che prova a rimettere in moto i contratti di solidarietà espansiva, in vigore dal 1984 ma di fatto mai applicati. Consentendo ad una azienda di tagliare le ore ai dipendenti, ma assicurando loro stipendio e contributi integri. E allo stesso tempo, cosa sin qui non possibile, di fare assunzioni incentivate, privilegiando personale giovane e aggiornato. Di passare cioè dalla solidarietà difensiva (per non licenziare) a quella espansiva. Una soluzione strutturale, offerta alle aziende in solidarietà da prima del gennaio di quest’anno e anche a quante, di qui in avanti, dopo almeno dodici mesi di solidarietà difensiva decidono di tornare a assumere.
Potenzialmente interessata è Telecom. Dallo scorso gennaio oltre 30 mila dipendenti (su 55 mila) sono in solidarietà all’8% (lavorano per il 92% delle ore, il resto a casa). All’inizio del 2017 il colosso delle tlc potrà decidere se trasformare il contratto da difensivo a espansivo, per gli altri due anni che residuano, e a quel punto assumere tante persone quanto bastano per coprire l’8% delle ore non lavorate. Ma qual è il vantaggio di questa opzione? Triplice. Per le aziende: una riduzione contributiva sui neo-assunti per tre anni a scalare (15, 10 e 5%) oppure contributi pari a quelli molto bassi pagati per gli apprendisti, se si assume un giovane under 29. In più, i contributi d’uso – introdotti dal Jobs Act sulla cassa integrazione e sulla solidarietà (più la usi, più la paghi) – vengono dimezzati. Per i lavoratori: lo stipendio rimane lo stesso, nonostante la riduzione oraria, e non si perde nulla sulla pensione (assicurati i contributi figurativi). La differenza di stipendio viene integrata per metà dall’azienda e metà dallo Stato- Inps (con la cassa integrazione). Per lo Stato: il risparmio nella cig (fino ad oggi coperta per il 100%) viene convogliato sui bonus per assumere. L’operazione è dunque neutra per le casse pubbliche. Il tutto avverrà nel quadro del contratto collettivo, con la regia delle parti sociali.
Nel decreto di oggi c’è poi un’altra novità. L’Isfol diventa Inapp, Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche. «Non solo un cambio di nome, ma un vero rilancio», spiega il suo commissario Stefano Sacchi. «Faremo ricerche a tutto campo. Sulla formazione, ma anche sulle politiche sociali ed economiche che hanno un impatto sul mercato del lavoro. Come ad esempio povertà e disuguaglianze ». L’Inapp potrà accedere ai dati elementari di Istat, Inps, Inail e Agenzia delle entrate. Si avvarrà anche di nuove risorse (oggi i dipendenti sono 600, ma 100 andranno all’Anpal, la neo agenzia di collocamento, che non farà ricerca). Presto saranno reclutati con bando pubblico dieci ricercatori, tra economisti applicati, econometrici, statistici.
Il decreto competitività infine, con la possibilità per le famiglie di investire in bond aziendali, sarà forse spacchettato. Con una parte esaminata oggi.

Valentina Conte

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